
Rinascita della Luna Spezzata: Una Seconda Possibilità per il Cuore di Luna
Audrey C Leilani · In corso · 500.1k Parole
Introduzione
Ollie, il figlio di Xen, viene trascurato dal padre da molto tempo e soffre di una misteriosa malattia che gli prosciuga la forza vitale. Quando il suo ultimo desiderio, quello di avere il papà alla festa per il suo quinto compleanno, viene infranto dalla sua assenza, Ollie muore in un incidente. Succede subito dopo aver visto il padre festeggiare il compleanno di Riley insieme a Sophia, trasmesso sui grandi maxischermi che riempiono la città.
Ollie muore e Luna lo segue, incapace di sopportare il dolore; spira tra le braccia del suo compagno maledicendolo e implorando una seconda possibilità per salvare il figlio.
Luna ottiene questa opportunità e si risveglia nel passato, esattamente un anno prima del giorno in cui Sophia e Riley si presentano. Ma questa volta, Luna è disposta a sbarazzarsi di chiunque, persino del suo compagno, se dovesse ostacolarla nel tentativo di salvare suo figlio.
Capitolo 1
Capitolo 1: La cena dimenticata
Luna
L'orologio a pendolo nella sala da pranzo batté le sette. Ollie sedeva al tavolo, con le piccole dita intente a seguire i disegni della tovaglia mentre fissava la sedia vuota di fronte a lui.
La sedia di suo padre. Di nuovo.
«Papà torna a casa per cena?» chiese, con una voce così carica di dolore che quasi mi spezzò il cuore.
Mi costrinsi a sorridere; era un sorriso che avevo perfezionato in cinque anni di matrimonio con Xenois Blackwood: Re Alpha del Branco Silver Moon, CEO della Blackwood Enterprises e il sindaco più amato della città.
Noto anche come il mio compagno. L'uomo che era stato assente per la maggior parte della vita di nostro figlio.
«Ha scritto che farà tardi, tesoro. Iniziamo senza di lui.»
Le spalle di Ollie si abbassarono per la delusione, ma annuì, ormai rassegnato a quella che era diventata la normalità per lui.
Gli misi il piatto davanti: erano crocchette di pollo a forma di dinosauro, le sue preferite, e gli arruffai i capelli scuri.
Assomigliava così tanto a Xen da fare male, a volte. Avevano gli stessi occhi azzurri e gli stessi lineamenti, nonostante la sua tenera età.
Mentre mi sedevo anch'io, il telefono vibrò per un messaggio. Xenois.
Non riesco a venire. Ha chiamato Sophia. Riley sta passando una brutta serata e ha bisogno di me. Non aspettatemi svegli.
Strinsi le dita attorno al telefono. Sophia. Di nuovo. La sua ex ragazza, riapparsa nelle nostre vite un anno fa portando con sé suo figlio Riley.
Riley, che aveva la stessa età di Ollie. Riley, che riceveva più attenzioni da Xenois di quante ne ricevesse suo figlio biologico.
«Mamma, c'è qualcosa che non va?»
Alzai lo sguardo e vidi Ollie che mi osservava attentamente, con la preoccupazione negli occhi.
A quasi cinque anni, era già più perspicace del normale ed era abituato a leggere le mie espressioni per cercare segni di sofferenza.
«Va tutto bene,» mentii, posando il telefono sul tavolo e rivolgendogli un piccolo sorriso.
«Papà deve lavorare fino a tardi, tutto qui.»
«Con la mamma di Riley?»
Quell'innocente domanda mi arrivò come uno schiaffo... era diventato così ovvio? Anche Ollie lo sapeva. Tutti lo sapevano.
Eccomi lì, la Luna del Branco Silver Moon, sposata con il suo vero compagno in un matrimonio combinato che non si era mai trasformato in un matrimonio d'amore, costretta a guardare mentre il mio compagno si dedicava a un'altra donna e a suo figlio.
«Mangia la cena, tesoro. Poi possiamo guardare quel nuovo film sui dinosauri che volevi vedere,» sviai il discorso, mentre lui annuiva e si concentrava sul cibo.
Più tardi, dopo aver messo Ollie a letto e avergli baciato la fronte, mi sedetti da sola nella nostra camera da letto... beh, era la mia camera da letto ormai, dato che Xenois non passava quasi mai del tempo lì.
Il legame che condividevamo sembrava teso fino al punto di rottura a causa della distanza. Potevo percepirlo dall'altra parte della città: le sue emozioni erano colme di preoccupazione e affetto per qualcun altro. Emozioni che non erano dirette a me o a nostro figlio.
Aprii il portatile e ripresi le mie ricerche, scorrendo riviste mediche e pagine su internet.
Ollie stava male da mesi ormai, da quando erano arrivati Sophia e Riley. I medici erano confusi dalla malattia: i suoi sintomi non corrispondevano a nessuna patologia nota, né umana né dei lupi mannari.
Soffriva di stanchezza, febbri che andavano e venivano, e occasionali capogiri.
Il mio telefono squillò. Mi sentii subito speranzosa mentre lo afferravo, finché non vidi che non era Xenois.
«Salve, Dottor Martinez», risposi facendo un respiro profondo, mentre avvertivo un senso di disperazione schiacciante.
«Signora Blackwood, ho i risultati delle ultime analisi di Ollie. Temo che non siano ancora per nulla utili. Potremmo dover iniziare a cercare specialisti al di fuori del branco.»
Chiusi gli occhi, cercando di mantenere il respiro regolare mentre annuivo.
«Tutto ciò che serve. I soldi non sono un problema.»
«Capisco. C'è un'altra cosa... Ollie è stato esposto a qualche tipo di magia insolita o pericolosa, o a degli artefatti, di recente?»
La domanda mi colse alla sprovvista; mi raddrizzai sul letto, sentendomi allarmata e tesa.
«No, niente del genere. Perché?»
«Alcuni dei suoi sintomi sono simili a quelli di un'interferenza magica. È raro, ma l'ho già visto una volta.»
Dopo aver chiuso la chiamata, rimasi seduta in silenzio a riflettere.
Interferenza magica: era davvero quello che stava succedendo a mio figlio?
La tempistica con l'arrivo di Sophia non poteva essere una coincidenza.
Avevo avuto i miei sospetti su di lei fin dall'inizio, ma Xen mi zittiva ogni volta che provavo a parlargliene.
Il telefono vibrò per un promemoria del calendario:
"Compleanno di Ollie - 2 settimane". Sentii una stretta al petto vedendo la notifica.
L'anno scorso, Xen se l'era perso perché Riley aveva una partita di calcio.
«Non quest'anno», dissi scuotendo la testa e facendo un respiro profondo. «Quest'anno sarà diverso.»
Mandai un messaggio a Xen: Il compleanno di Ethan è tra due settimane. Chiede se ci sarai. Per favore, non deluderlo di nuovo.
Tre puntini apparvero, scomparvero, poi riapparvero.
Ci sarò. Promesso.
Volevo credergli, ma avevo imparato a mie spese che non ci si poteva mai fidare delle promesse di Xenois Blackwood.
Prometteva, per poi riuscire comunque a infrangere ogni singola parola, cercando pure di giustificarsi.
Scuotendo la testa, lasciai cadere il telefono sul letto e uscii.
Fuori, la luna era luminosa quella notte e rischiarava ogni cosa sul suo cammino.
In quanto Luna, portando quel nome anche per le circostanze legate alla mia nascita, avrei dovuto sentire il suo potere rafforzarmi.
Invece mi sentivo vuota, come se mi stesse prosciugando.
«Ti prego», sussurrai alla luna, la nostra dea, «aiutami a salvare mio figlio.»
Rimasi così per alcune ore, finché non fui estremamente stanca e mi diressi a letto, continuando a preoccuparmi per mio figlio finché, per fortuna, non arrivò il sonno.
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❦
Dello stesso autore: Hunting the Hybrid Queen (dark shifter romance).
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