
Giocare Con Il Fuoco
Mariam El-Hafi🔥 · Completato · 279.1k Parole
Introduzione
"Faremo una chiacchierata presto, va bene?" Non riuscivo a parlare, lo fissavo con gli occhi spalancati mentre il mio cuore batteva all'impazzata. Posso solo sperare che non fosse me che stava cercando.
Althaia incontra il pericoloso boss della mafia, Damiano, che viene attratto dai suoi grandi occhi verdi e innocenti e non riesce a togliersela dalla mente. Althaia era stata nascosta lontano dal pericoloso diavolo. Eppure il destino l'ha portato da lei. Questa volta, non permetterà mai più che lei se ne vada.
Capitolo 1
Althaia
Mi trovavo nella stanza d'albergo, intenta a prepararmi per la festa di fidanzamento di mia cugina. Sono sempre stata molto vicina a Cara, dato che praticamente siamo cresciute insieme nella stessa casa, poiché i nostri padri gestivano un'attività insieme. Per farla breve, scoprii che mio padre e mio zio erano invischiati nella mafia, e siccome erano sempre presi da affari loschi, Cara trascorreva quasi tutto il tempo con me e mia madre. Purtroppo, la madre di Cara morì quando eravamo ancora bambine, così mia madre la accolse come una figlia. A parte questo, sembravamo una famiglia felice.
O almeno così pensavo.
Ci sono cose che da piccoli semplicemente ti sfuggono: dopotutto, sei troppo impegnato a vivere la tua infanzia, no? Mio padre, Gaetano, era sempre un uomo molto impegnato ma si ricordava di passare del tempo con me di tanto in tanto, non tanto spesso quanto avrei voluto, ma era meglio di niente.
Un giorno, io e Cara, curiose come al solito, provammo a origliare i miei genitori perché sembrava stessero litigando. Ci avvicinammo alle scale per vedere e sentire meglio cosa stesse succedendo, ma non riuscivamo a cogliere nulla.
Quello che successe dopo ci lasciò senza parole.
Mia madre, Jacinta, diede un ceffone tremendo a mio padre quella notte. Siamo rimaste immobili, scioccate per aver assistito a ciò che era appena successo, prima di fuggire nella nostra stanza e fingere di dormire, sperando di non essere scoperte.
Il giorno dopo, mia madre fece le valigie e ce ne andammo. Ricordo di aver pianto a dirotto quel giorno, perché Cara non veniva con noi. Mia madre aveva provato a portarla via, ma mio zio si oppose con fermezza. Fu un dolore immenso per mia madre lasciare Cara in quel modo, e sono certa che avesse i suoi motivi per andarsene; tuttavia, il perché resta ancora un mistero. Da allora, io e mio padre non avemmo più contatti, anche se provai a chiamarlo perché mi mancava. Lui, però, non si fece mai sentire.
Ci siamo trasferite a ore di distanza dalla nostra vecchia casa e riuscivo a incontrare Cara ogni volta che era possibile, ma diventava sempre più difficile per lei uscire di casa man mano che cresceva perché suo padre diventava incredibilmente severo. Era diventato un padre insopportabile. Era sempre ubriaco e sotto l'effetto di droghe, una miscela pericolosissima che lo portava alla follia: picchiava Cara ogni volta che si trovava in quello stato.
Dire che ero nervosa all'idea di rivederli tutti dopo tanto tempo sarebbe riduttivo. Non sapevo cosa aspettarmi e continuavo a pensare se mio padre sarebbe stato felice di vedermi dopo tanto tempo.
"…Non vomitare." mi dissi tra me e me, respirando a fondo mentre la nausea aumentava, soprattutto ora che ero già pronta.
Decisi di indossare un lungo abito nero di seta senza schiena con spalline sottili, il davanti aveva una scollatura a V profonda che mostrava un bel po' del mio décolleté. L'abito era stretto nella parte superiore e si allargava un po' dai fianchi, con uno spacco lungo sul lato destro che si fermava a metà coscia. Completai il look con un paio di sandali neri con tacco a spillo e cinturini alla caviglia.
Lanciai un'ultima occhiata allo specchio, soddisfatta del risultato. I miei lunghi capelli castani, mossi e pesanti, mi cadevano fino in fondo alla schiena; sul lato destro avevo fermato qualche ciocca con una molletta a forma di foglia tempestata di strass, per liberare il volto. Optai per un semplice trucco smokey marrone, che metteva in risalto i miei occhi verdi e li rendeva più felini.
"Andiamo." sospirai a me stessa quando ebbi finito e mi avviai verso la hall.
Cara si premurò di mandare un'auto a prendermi in hotel per portarmi alla villa. La mia vecchia casa. Il cuore prese a battermi più forte al pensiero di tornare lì dopo tanto tempo, e di scoprire quanto fosse cambiata la casa negli anni. Mio padre si era trovato una nuova moglie poco dopo che ce ne eravamo andati, e ha persino un figlio. Non era suo figlio di sangue, essendo nato dal precedente matrimonio di sua moglie, ma lo trattava come se fosse suo. Mentirei se dicessi che non mi dava fastidio: vedevo che trattava quell'altro ragazzo più da figlio di quanto non avesse mai fatto con me.
Cara mi aveva subito raccontato tutto e aveva detto che mio padre aveva proprio fatto un passo indietro. Mi aveva detto che avrei capito cosa intendeva una volta arrivata lì, e io ero già pronta a lanciare sguardi di disapprovazione a chiunque mio padre avesse scelto come moglie.
Durante la salita in ascensore verso la hall, sentivo crescere la tensione e le mie dita giocherellavano nervosamente con la piccola scatola regalo che tenevo stretta. Avevo lo stomaco completamente annodato, tanto da farmi venire il mal di pancia.
"Dai, Althaia, riprenditi. Cosa può andare storto? È solo la famiglia." Sospirai, cercando di calmarmi.
Arrivata nella hall, le porte dell'ascensore si aprirono e tirai un ultimo respiro profondo, stringendo tra le mani il piccolo regalo di fidanzamento. Non era nulla di speciale, solo due flute da champagne: su uno c'era scritto 'Mr. Right' con un baffo disegnato, sull'altro 'Mrs. Always Right' con delle labbra rosse stampate. Mi venne subito in mente Cara, che è convinta di avere sempre ragione. Anche quando aveva torto, secondo lei aveva comunque ragione. A volte è davvero testarda.
Mentre mi avvicinavo al centro della hall, mi bloccai di colpo appena notai un uomo alto, biondo, in un elegante abito grigio che gli stava a pennello.
"Michael?!" esclamai, incredula. Lui si voltò e, vedendomi, mi rivolse un sorriso.
"Althaia. Quanto tempo è passato," disse con un sorriso smagliante, mostrando i suoi denti bianchi come la neve. Era davvero una vita che non lo vedevo, il mio primo amore. Cavolo, ora ricordo perché mi aveva fatto perdere la testa. Aveva gli occhi azzurri più belli che avessi mai visto, una mascella scolpita e il viso perfettamente rasato. I suoi capelli biondo cenere erano pettinati alla perfezione, ma con quell'aria disinvolta che li rendeva ancora più irresistibili.
In realtà, da giovani uscivamo insieme... almeno nella mia testa. Lui, ovviamente, non ne aveva la minima idea.
Rimasi a bocca aperta, incapace di credere ai miei occhi mentre lo fissavo.
"Caspita, Althaia, se mi guardi così fammi almeno una foto!" rise, e subito sentii le guance andare a fuoco. Accidenti, mi fa ancora quest'effetto.
"Non montarti la testa, Michael. Ero solo sorpresa di vederti qui." Scoppiai a ridere, sperando che non si accorgesse delle mie guance rosse.
"Sì, beh, ho sentito Cara dire che stavi arrivando e che avrebbe mandato qualcuno a prenderti. Non potevo credere che la mitica Althaia fosse davvero in arrivo, così mi sono offerto io di venirti a prendere." Sorrise, infilando le mani nelle tasche dei pantaloni. I suoi occhi mi percorsero lentamente dall'alto in basso, poi tornarono a incontrare i miei, accompagnati da un sorriso malizioso.
"Non posso certo pentirmi della mia scelta. Sei sempre bellissima, Althaia." I suoi occhi azzurri sembrarono scurirsi mentre mi fissava, e il mio cuore prese a battere più forte.
"E tu sei sempre irresistibile, Michael," dissi sorridendo, mentre lui si avvicinava con quell'aria da rubacuori.
Oddio, questa notte si preannuncia lunga.
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