
I tritoni della Mafia
black rose · Completato · 324.4k Parole
Introduzione
Vernon si bloccò, reso senza parole dalla sensazione eccitante di quel bacio inaspettato.
«Un bacio…» sussurrò, senza fiato.
«È bello baciarti, Vernon» mormorò Nixxon e… lo baciò di nuovo.
Nixxon fuggì dal suo regno sottomarino, nel disperato tentativo di recidere ogni legame con l'oceano. Ma il mondo umano non era la libertà che aveva immaginato… era un altro tipo di gabbia. Catturato da Vernon, uno spietato boss mafioso che lo scambiò per una spia o un'arma, Nixxon capì subito che la sua sopravvivenza dipendeva dallo stare al gioco e dalla rapidità con cui sarebbe riuscito a imparare.
All'inizio, Vernon non vedeva in Nixxon altro che una minaccia… un uomo strano senza passato, senza documenti e con un modo di muoversi innaturale. Ma più lo interroga, più Nixxon diventa frustrantemente irresistibile. È al tempo stesso ingenuo e acuto, ribelle eppure stranamente affascinato dalla vita umana. E, cosa peggiore di tutte, guarda Vernon come se fosse qualcosa che vale la pena conoscere.
Costretto a tenere Nixxon vicino a sé, Vernon diventa la sua riluttante guida al mondo umano… una vera e propria enciclopedia umana, che risponde a domande tanto innocenti quanto pericolose. Cos'è la fame? Perché gli esseri umani mentono? Cosa significa amare?
Ma quando Vernon scopre finalmente la verità su Nixxon… chi è, cosa è… si trova di fronte a una scelta: liberare l'uomo che un tempo considerava un nemico… o incatenarlo ancora più stretto prima che gli venga portato via.
Perché qualcosa gli dice che Nixxon non stava solo fuggendo dall'oceano. Qualcosa di peggio sta venendo a prenderlo.
E Vernon non sa se vuole salvare Nixxon… o tenerlo con sé per sempre.
Capitolo 1
Nelle profondità dell'Oceano Atlantico — ben più in basso di dove occhio umano avesse mai guardato — si estendeva il regno di Tidalonia, un mondo di città scintillanti costruite con corallo e oro, dove prosperavano milioni di sirene e tritoni.
Il regno traboccava di tesori che gli umani potevano solo sognare: oro, argento, diamanti, perle, rubini — reliquie incantate che brillavano più del sole. Eppure, nonostante tutta la sua bellezza, era governato da un uomo che capiva una cosa sola: l'appagamento non dura mai.
Re Nereus Aquaris, sovrano di Tidalonia, aveva stretto un patto pericoloso con la strega del mare, Nereida: esaudire un unico desiderio per ogni creatura dell'oceano. Il risultato fu una lealtà istantanea; il suo popolo lo adorava.
Tutti, tranne suo figlio.
Il principe Nixxon Aquaris, secondogenito del re, vedeva oltre l'illusione. Sapeva che la benevolenza di suo padre non era altro che una messinscena, un altro modo per controllare i cuori. Per il mondo, era il sovrano perfetto. Per Nixxon, era un bugiardo.
Peggio ancora, a Nixxon era stato affibbiato il ruolo di pecora nera della famiglia, mentre suo fratello maggiore, Maren, l'erede d'oro, non poteva sbagliare mai. Ogni legge che Maren rispettava, Nixxon la infrangeva prima ancora che venisse pronunciata.
Ma la vera ferita tra padre e figlio era più profonda della disobbedienza.
Era tradimento.
Re Nereus lo stava costringendo a un matrimonio politico con la principessa Valtira di Abyssalia, la figlia di re Pelagius, l'uomo responsabile della morte di sua madre.
Il giorno in cui suo padre annunciò l'alleanza, qualcosa dentro Nixxon si spezzò.
Avrebbe preferito l'esilio piuttosto che sposarsi con la discendenza dell'assassino di sua madre.
Così, quella mattina, mentre le guardie del palazzo facevano il cambio, Nixxon si preparò a fuggire.
Scivolò fuori dalla sua stanza, le scaglie argentate e viola che luccicavano debolmente nella luce fioca. Maledisse quel loro scintillio: rendeva la furtività quasi impossibile. Nonostante tutto, sfrecciò giù per la scalinata dorata, superò le colonne d'argento luminescenti e si ritrovò nella grande sala scolpita nella pietra viva. Le pareti, ricoperte di tessere in madreperla, proiettavano riflessi ondeggianti sul suo viso.
Finalmente, raggiunse la grande porta a conchiglia dorata, l'ultima barriera tra lui e la libertà.
Ma la libertà esigeva silenzio. Un'onda sonora di troppo e suo padre se ne sarebbe accorto.
Trattenne il respiro, girò lentamente la maniglia d'argento... e si bloccò.
Il cuore gli si fermò.
Perché proprio di fronte a lui, a sbarrargli la fuga, c'era re Nereus in persona, con re Pelagius al suo fianco.
«Andavi da qualche parte, Xon?» La voce di suo padre era calma, ma letale.
La coda di Nixxon scattò nervosamente. Sentiva la gola secca. Provò a indietreggiare, ma la pesante presenza del re riempì la stanza come una tempesta.
«Saluterai tuo suocero come si deve» disse Nereus, gelido.
Nixxon esitò, ma si inchinò leggermente, mentre l'amarezza gli saliva in gola come fiele.
«Lascia stare il ragazzo, Nereus» disse Pelagius, avanzando con quel suo ghigno compiaciuto che faceva ribollire il sangue a Nixxon. «Si calmerà.»
«Ne dubito» ringhiò Nereus.
Prima che Nixxon potesse rispondere, una voce – suadente, arrogante e dolorosamente familiare – fendette l’acqua.
«Oh, padre, non crederai a cosa quelle creature inferiori hanno cercato di…»
«Valtira» la interruppe bruscamente Pelagius.
La principessa si bloccò a metà frase e cambiò subito tono. «Perdonatemi» disse, sfoggiando un sorriso studiato. «Salute, grande Re Nereus.»
«Benvenuta, Principessa Valtira» rispose Nereus, compiaciuto.
«Ti prego… Valtira va benissimo, mio Re. Dopotutto, presto sarò tua nuora» tubò lei, mentre i lunghi capelli argentati le ondeggiavano elegantemente alle spalle.
Nereus ridacchiò, rivolgendosi a Nixxon con finta approvazione. «Almeno una dei due ha un po’ di buonsenso.»
Pelagius abbozzò un sorrisetto. «Già.»
Nixxon strinse i pugni accanto alla scultura di sua madre, con la rabbia che gli martellava nel petto.
Avrebbe voluto urlare. Avrebbe voluto strappare via quell’aria di superiorità dai loro volti.
Ma rimase in silenzio, finché suo padre non lo chiamò di nuovo.
«Vieni qui, Xon.»
Nixxon obbedì lentamente, a capo chino. «Sì, padre.»
Gli occhi di Valtira lo seguirono, famelici, mentre si avvicinava a nuoto. La sua bellezza non significava nulla per lui. Dietro quel bel viso c’era solo marciume: la crudeltà ereditata da suo padre. Aveva sentito come trattava i tritoni di rango inferiore. La disprezzava.
«Porta la tua fidanzata a fare un giro» ordinò Nereus. «Io e tuo suocero abbiamo un matrimonio da preparare.»
Nixxon si immobilizzò.
Matrimonio? Domani?
Le sue scaglie si scurirono, un segno fisico del suo tumulto interiore. «Cosa?» sussurrò, con la voce che gli tremava.
«Mi hai sentito» disse Nereus con tono uniforme. «È stato deciso.»
«No.» La sua voce si alzò. «Io non la sposerò.»
Nella stanza calò un silenzio di morte. Persino l’acqua intorno a loro sembrò fermarsi.
«Mi hai sentito, Xon?» Il tono di suo padre si fece tagliente come una lama.
«Sì. E la mia risposta non cambia.» Si voltò di scatto verso Pelagius, lasciando affiorare la rabbia. «Non sposerò mai la figlia dell’assassino di mia madre!»
L’istante dopo, un vortice esplose nel punto in cui si trovava suo padre.
Prima che Nixxon potesse reagire, una mano potente lo colpì in pieno volto, scaraventandolo contro una mensola di tesori scintillanti. Gioielli e conchiglie gli rotolarono addosso.
Un dolore acuto gli attraversò la guancia, ma sostenne lo sguardo furioso del padre senza battere ciglio.
Il sangue gli ribolliva nelle vene. Le scaglie brillarono, ancora più scure.
«Mi hai disonorato» disse Nereus freddamente, con la voce che echeggiava nella sala.
«Ora capisco» ansimò Nixxon, con il respiro tremante. «Non l’hai mai amata. Non hai mai amato la mamma. Non mi sorprenderebbe se ci fossi anche tu dietro la sua morte…»
«Basta!» ruggì Nereus e, prima che Nixxon potesse muoversi, la punta affilata dello scettro d’oro gli si conficcò nella spalla.
Nixxon urlò, la vista accecata da un lampo bianco di dolore mentre lo scettro incandescente gli bruciava la carne.
Il sangue intorbidì l’acqua intorno a lui: un rosso brillante contro l’oro.
E mentre l’ombra di suo padre incombeva su di lui, Nixxon pensò solo una cosa:
Sarebbe fuggito.
Anche a costo della vita.
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«Lo so che ne ha bisogno.»
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«E se il mondo bruciasse?»
La mia mano si stringe, impercettibilmente, sulla vita di Violet.
«Allora gliene costruirò uno nuovo», rispondo. «Anche se per farlo dovessi dare fuoco io stesso al vecchio.»
Io non lavoro per Rowan Ashcroft.
Lavoro sotto di lui.
Dalla mia scrivania decido chi ottiene accesso al CEO più spietato della città e chi non supera mai la hall. Gestisco il suo tempo, il suo silenzio, i suoi nemici. Tengo in moto il suo mondo mentre il mio, in silenzio, crolla sotto il peso di bollette non pagate, una madre rinchiusa in riabilitazione e un fratello sparito senza un addio.
Rowan Ashcroft è potere avvolto in un abito su misura.
Freddo. Intoccabile. Spietato.
Non flirta. Non sorride. Non vede le persone: vede soltanto l’utilità.
E per molto tempo io sono stata soltanto utile.
Finché non ha cominciato a guardarmi.
All’inizio è appena una sfumatura, quel cambiamento nella sua attenzione. Una pausa un secondo di troppo. Uno sguardo che indugia. Ordini che mi trascinano più vicino invece di respingermi. L’uomo che incombe sopra la mia scrivania comincia a controllare più del mio calendario, e capisco troppo tardi che essere notata da Rowan Ashcroft è molto più pericoloso che essere ignorata.
Perché uomini come lui non bramano affetto.
Bravano possesso.
Doveva essere un lavoro.
Non una prova dei miei limiti.
Non una lenta, deliberata discesa dentro la sua autorità.
Ma se Rowan Ashcroft decide che io debba stare sotto la sua scrivania, così sia.
La sopravvivenza ha un prezzo, e alle bollette non importa come le pago.
La Sua Regina Alfa
Questa volta mi insegue con tutto se stesso
Lo raggiunse fuori dalla sala da ballo, mentre lui fumava vicino all'ingresso, con il solo desiderio di potersi almeno spiegare.
«Sei ancora arrabbiato con me?»
Lui gettò via la sigaretta con un gesto secco e la guardò con palese disprezzo. «Arrabbiato? Pensi che io sia arrabbiato? Fammi indovinare: Maya ha finalmente scoperto chi sono e ora vuole "riallacciare i rapporti". Un'altra possibilità, ora che sa che il mio cognome è sinonimo di soldi.»
Quando lei cercò di negare, lui la interruppe. «Sei stata solo una parentesi. Una nota a piè di pagina. Se non ti fossi fatta viva stasera, non mi sarei nemmeno ricordato di te.»
Le lacrime le punsero gli occhi. Fu sul punto di parlargli di sua figlia, ma si trattenne. Lui avrebbe solo pensato che stesse usando la bambina per incastrarlo e mettere le mani sui suoi soldi.
Maya ricacciò indietro ogni parola e se ne andò, certa che le loro strade non si sarebbero mai più incrociate. Invece, lui avrebbe continuato a ripresentarsi nella sua vita, finché non sarebbe stato proprio lui a doversi umiliare, supplicandola di riprenderlo con sé.
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«Che gioco?»
«Uno che prevede che tu non urli.»
★★★★★
Per due anni ero stata la fidanzata perfetta del mio campione di hockey.
Me ne stavo sotto la pioggia ad assistere ai suoi allenamenti. Guidavo per ore solo per vederlo scaldare la panchina. Indossavo la sua maglia come se volesse dire qualcosa.
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Una scommessa disperata.
Una notte che ha cambiato ogni cosa.
Zane non fa finta. Non scende a compromessi.
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Ma mentre fissavo quegli occhi magnetici, mi resi conto di una cosa terrificante:
Volevo dirgli di sì.
Sfida accettata.












