L'Ex Moglie Indistruttibile Del Miliardario

L'Ex Moglie Indistruttibile Del Miliardario

Lillian · Completato · 214.2k Parole

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Introduzione

«Sei così fottutamente stretta per me,» sussurrò Austin Raymond, mentre il suo cazzo la riempiva con spinte profonde e implacabili. «Tesoro! Dammi un figlio, okay?»

Il corpo di Ella fremeva sotto di lui, i capezzoli tesi contro le lenzuola, la sua figa bagnata che spasimava per lui.

Dopo quattro anni di totale dedizione, Ella Brooks fu spietatamente rimpiazzata dal primo amore di lui, perdendo tutto in un cocente tradimento. Col cuore a pezzi, si spogliò del proprio passato e rinacque come Tesser, un luminare nel mondo della scienza, circondata da menti brillanti e corteggiatori.

Tormentato dal ricordo dell'amore di lei, lui avrebbe incenerito ogni ostacolo pur di riconquistarla.

Sarebbe riuscito a riprendersi la sua indistruttibile ex moglie?

Capitolo 1

«Austin, non farlo.»

Ella Brooks si strinse le mani sul petto, in un gesto istintivo di protezione, fissando l’uomo chinato su di lei.

Non si aspettava che Austin Raymond tornasse a casa dopo due mesi di scandali da rotocalco, tanto meno che, appena varcata la soglia, cercasse subito l’intimità.

La camera da letto era immersa nella penombra; solo una piccola lampada sul comodino diffondeva una luce giallo calda, che metteva in risalto i lineamenti scolpiti di Austin e il suo profilo tagliente.

I suoi occhi, taglienti, le ricordarono quelli di un falco: predatori, implacabili.

Austin non rispose. Le sfilò la camicia da notte con l’efficienza di chi sa bene cosa sta facendo, e le sue mani grandi presero a scivolare sul suo corpo.

Nonostante le resistenze, Ella si accorse subito che stava cedendo al suo tocco.

Le dita sottili gli si posarono sul petto muscoloso, mentre gli occhi, splendidi, si velavano di lacrime — di emozione e di desiderio insieme.

Prima ancora che riuscisse a protestare, il desiderio le divorò le parole.

Austin la trascinò in una nebbia di passione.

Fuori aveva cominciato a piovere; il ticchettio lieve contro i vetri si intrecciava come una melodia naturale ai gemiti bassi di lui e ai lamenti tremanti di lei.

Quando finì, Ella non ebbe neppure la forza di sollevare le braccia. Il corpo le pareva schiacciato da un camion; tra le gambe le restava un dolore sordo.

Cercò di tirarsi su a fatica, la pelle delicata segnata dalle prove del loro incontro feroce.

Austin l’aveva assaporata in ogni centimetro, dalla clavicola all’addome; aveva provato decine di posizioni, persino sperimentato nuove tecniche.

Ella avrebbe voluto andare in bagno a ripulirsi, ma prima che riuscisse a scendere dal letto Austin la tirò di nuovo a sé.

Sembrava possedere un entusiasmo e un’energia inesauribili.

Le spalle larghe di Austin sostennero le gambe sottili di Ella mentre lui affondava in lei; poi la voltò, entrandole da dietro.

Ripensando alla conversazione significativa avuta ieri con sua nonna e allo sguardo vigile della famiglia, Austin le premette le labbra vicino all’orecchio, la voce profonda impastata di desiderio.

«Fammi un figlio, sì?»

Il tono era insolitamente gentile, quasi persuasivo.

Quelle parole dissiparono all’istante la foschia nella mente di Ella e le riempirono il cuore di amarezza. In tutti gli anni del loro matrimonio, Karen Raymond li aveva pressati — con allusioni e con insistenza aperta — perché avessero dei figli, ma Austin si era sempre opposto.

Adesso invece glielo stava chiedendo lui, attivamente, di avere il suo bambino. Era per via del ritorno di Judith Brooks?

Il pensiero fu umiliante fino al dolore.

Austin sarebbe rimasto deluso: Ella aveva una condizione che rendeva difficile concepire.

Quell’anno, quando aveva diciott’anni, intrappolata sulle montagne innevate di Arcadia, il freddo che taglia le ossa aveva quasi gelato il sangue nelle sue vene.

L’unica cosa che l’aveva tenuta in vita era stata la promessa di Austin: le aveva detto che l’avrebbe sposata una volta scesi dalla montagna.

Ma ciò che aveva ricevuto, alla fine, era la notizia del suo fidanzamento con Judith.

Le promesse si disperdono al vento.

Quella era la seconda promessa infranta che Austin le faceva.

Si era abituata a dare senza aspettarsi nulla in cambio.

Vedendo che Ella non rispondeva, Austin intensificò i movimenti come una punizione, costringendola a riportare l’attenzione su di lui.

«Allora?» ripeté, e nelle parole comparve una sfumatura d’ordine.

Ella raccolse tutto ciò che le restava per soffocare il dolore che le si contorceva nel petto. «Sì.»

Dopo due volte, quando finalmente lasciò il letto, le gambe erano quasi senza ossa. Trascinò il corpo esausto verso il bagno.

Quando ne uscì, indossando un accappatoio dopo essersi lavata, sentì Austin parlare al telefono con una pazienza e una tenerezza inattese.

«Non avere paura. Aspettami a casa. Arrivo subito, vengo lì da te.»

Austin era in piedi vicino alla finestra mentre faceva la chiamata, gli occhi colmi di dolcezza.

Ella si immobilizzò, come se qualcuno le avesse gettato sabbia negli occhi: bruciavano, bruciavano da far male.

Non aveva bisogno di indovinare per sapere chi ci fosse dall’altra parte.

Conosceva Austin da quando aveva dieci anni.

Eppure quella sua dolcezza era sempre stata riservata soltanto a Judith.

Fuori, la pioggia s’infittì. Un tuono minacciava di spaccare il cielo.

Un tempo i temporali la terrorizzavano.

Ella strinse i pugni fino a farsi male.

Dopo aver riattaccato, Austin si accorse finalmente di lei, ferma sulla soglia.

La tenerezza che aveva negli occhi svanì all’istante, sostituita dalla consueta freddezza.

La famiglia Raymond aveva regole inflessibili: in quanto primogenito tra i nipoti, Austin doveva dare un erede con una donna approvata dalla famiglia per poter ereditare interamente il patrimonio.

Se non fosse stato per la ricchezza dei Raymond, non le avrebbe chiesto un figlio.

Se non fosse stato per la solidità dell’azienda Raymond contro i concorrenti, non le avrebbe chiesto un figlio.

«Ricordati di prendere le medicine», le ordinò.

Questa volta non erano contraccettivi, ma farmaci per la fertilità.

Una volta messi al sicuro i suoi diritti di successione con un erede, avrebbe potuto liberarsi di Ella.

Eppure, per qualche motivo, ogni volta che era intimo con lei, il suo corpo si rilassava d’istinto, come se, senza rendersene conto, desiderasse starle vicino.

Austin scosse la testa, mantenendo quell’espressione gelida.

Date le istruzioni, afferrò il cappotto e uscì nella notte di pioggia senza un’esitazione.

Ella si avvicinò alla finestra, giusto in tempo per vedere la Maybach allontanarsi.

Negli occhi le si riversarono disperazione e amarezza.

Più di una volta aveva avuto la sensazione di non essere mai sopravvissuta davvero a quella montagna.

Quel gelo che arrivava fino alle ossa si era insinuato dai suoi diciott’anni fino ai ventotto.

Scacciando i pensieri, Ella andò a letto stordita, e finì per sognare il passato.

Austin a dieci anni le aveva promesso che l’avrebbe protetta per sempre. Austin a diciotto anni le aveva promesso che l’avrebbe sposata.

Chi avrebbe potuto immaginare che a ventiquattro anni avrebbe avuto un incidente d’auto che lo avrebbe lasciato paralizzato, condannato a passare il resto della vita su una sedia a rotelle?

In una notte era passato dall’essere il ragazzo d’oro al fondo assoluto.

Aveva respinto tutti con un’ostinazione quasi ossessiva.

Quando Judith aveva scelto di lasciare il Paese, per lui era stato un colpo devastante.

Quando tutti avevano ormai dato Austin per spacciato e creduto che la sua vita sarebbe rimasta nel buio, Ella era rimasta al suo fianco con una fedeltà incrollabile per tre anni di riabilitazione.

Tra quello e le sue cure segrete, Austin alla fine si era rimesso in piedi.

I media l’avevano chiamato un miracolo della medicina.

Sembrava che tutto stesse finalmente migliorando, e poi Judith era tornata.

Per anni, Ella aveva creduto che prima o poi sarebbe riuscita a sciogliere quel cuore di ghiaccio.

E invece, con il ritorno di Judith, era bastato un suo sguardo perché Austin abbandonasse ogni cosa e corresse da lei.

Pur essendo sposati, Austin era costantemente circondato da scandali di ogni genere.

Da ragazza innocente era diventata la donna che era adesso, riversando tutto il suo amore su un solo uomo—Austin. Era davvero sfinita.

Inseguiva qualcuno che non le avrebbe mai ricambiato i sentimenti.

Era come perdersi in una nebbia fitta, incapace di vedere avanti o di capire la direzione.

Era esausta, eppure decisa a resistere ancora un po’, sperando di raggiungere, prima o poi, la luce.

Quella notte, Ella dormì a scatti, agitandosi tra sogni diversi, come se mani invisibili le stringessero la gola con forza.

La mattina dopo, quando guardò il telefono, fu travolta dai titoli delle notizie—tutti parlavano di Austin, erede di un colosso finanziario, visto entrare a tarda notte in casa della celebre stilista Judith.

Il titolo era in grassetto, rosso, enorme.

La vista le trafisse il petto, come un coltello invisibile che le pugnalasse il cuore, una volta dopo l’altra.

In quel momento ricevette un messaggio da Austin:

[Aspettami a casa stasera. In questo periodo prendi regolarmente l’acido folico.]

Leggendo quelle parole, Ella riuscì quasi a immaginare l’espressione fredda e impaziente di Austin.

Sembrava considerare l’idea di avere un figlio nient’altro che un compito.

E lei, allora, che cos’era?

Un contenitore?

Uno strumento per liberarlo dai suoi obblighi?

Dopotutto, aveva promesso a sua nonna che avrebbero avuto un bambino.

Passava le giornate con Judith, e poi dal suo letto tornava a quello di Ella.

O forse lei era soltanto un mezzo, per Austin, per soddisfare i propri desideri quando gli faceva comodo.

Lacrime limpide le scivolarono giù dall’angolo dell’occhio.

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