
La sposa che ha comprato
Krissy Writ3s · Completato · 179.9k Parole
Introduzione
Ma un bacio sconsiderato si trasforma in uno scandalo, e Dante ci vede un’opportunità. La sua soluzione?
Un matrimonio sotto contratto che le frutterà trenta milioni alla fine. Deve solo interpretare la moglie perfetta. Dovrebbe essere semplice. Solo che niente, con Dante, è semplice.
È spietato negli affari, possessivo in privato, e pericolosamente bravo a confondere il confine tra odio e desiderio.
Più il mondo crede alla loro bugia, più Alera rischia di perdere l’unica cosa che le è rimasta: il suo cuore. Perché innamorarsi di lui non faceva parte dell’accordo.
E sopravvivere a lui potrebbe costarle tutto.
«Brutto ladro del cazzo!» Le parole mi strappano dalla gola prima che riesca a fermarmi.
Dante Moretti, l’uomo che tre anni fa ha distrutto l’azienda di mio padre, si volta lentamente verso di me. E mi guarda dall’alto in basso come se fossi un insetto finito per sbaglio nel suo mondo perfetto.
Mi aggancia il pollice sotto il mento, costringendomi a sollevare la testa. Mi si spalancano gli occhi a quel contatto.
«Calmati», trascina la sua voce con accento italiano.
«Che—»
Non mi lascia finire la frase e mi schiaccia la bocca sulla mia.
Capitolo 1
ALERA
Che cos’è la stupidità? La stupidità è decidere di affrontare il nemico giurato di tuo padre invece di essere all’unico lavoro che tiene accese le luci. La stupidità è marciare dentro le Moretti Towers con nient’altro che rabbia e una manciata di coraggio, perché un singolo post ti ha fatto scattare. È esattamente dove mi trovo adesso: stupida, sconsiderata, e ho buttato fuori dalla finestra le conseguenze di quello che sto per fare.
In questo momento sono ancora fuori dall’edificio, con il naso all’insù a fissare il grattacielo. C’è ancora tempo per lasciar perdere questa follia e andare semplicemente a lavorare. Ma non lo farò. Sono arrivata troppo lontano per tirarmi indietro adesso.
Mi sistemo la camicia e entro.
Appena attraverso le porte girevoli, resto subito spiazzata da quanto faccia freddo lì dentro. Rabbrividendo un po’, mi avvio verso il banco della reception.
«Salve», dico, poco più che un sussurro. «Vorrei vedere il signor Moretti.»
La receptionist, fin troppo impeccabile, alza lo sguardo dalla scrivania. Mi squadra: si sofferma sulle scarpe e poi sui miei ricci indomabili.
«Ha un appuntamento?»
«No. Ma lui sa chi sono.»
È una bugia. Non sa chi sono, ma dovrebbe conoscere mio padre.
Il suo sorriso è puro condiscendimento. «Il signor Moretti non riceve senza appuntamento.»
«Mi servono solo cinque minuti.»
«Allora mandi un’email al suo ufficio.»
«Io… guardi, per favore. Gli dica soltanto che Alera Vance è qui. Saprà cosa fare.»
«Signora.» Il sorriso le cade dal viso. «Deve andarsene. Subito.»
Mi immobilizzo.
Con la coda dell’occhio vedo un uomo in giacca e cravatta rallentare vicino all’ascensore e una donna in blu, nei pressi della lounge. Si voltano entrambi a fissarmi.
Sento addosso uno strano disagio, per quegli sguardi puntati su di me. Riporto gli occhi alla reception.
«Per favore, signorina. È davvero urgente che lo veda. Solo… può mandargli un avviso. Saprà chi sono, vero?» supplico.
Lei non risponde; invece la vedo premere qualcosa sotto la scrivania.
Sicurezza.
Faccio un passo indietro proprio mentre due uomini in divisa si avvicinano.
«Da questa parte, signora.»
«Non sono qui per creare problemi», dico in fretta, cercando di sorridere. «Io… per favore, può solo dirgli—»
Ma mi stanno già accompagnando fuori. Non mi stringono con brutalità, eppure mi sembra comunque di essere spinta.
Nel momento in cui le porte si chiudono alle mie spalle, le lacrime arrivano. Batto le palpebre con forza, rifiutandomi di lasciarle cadere.
Avrei dovuto andare a lavorare e basta.
Mi asciugo sotto gli occhi, costringendomi a respirare. Lo stomaco mi si attorciglia quando penso all’ora.
«Che perdita di tempo.»
Mi asciugo di nuovo gli occhi, tirando su col naso, evitando gli sguardi che si concentrano su di me.
Faccio un passo avanti, poi indietro; alcune persone mi insultano e io mormoro delle scuse, ma loro sono già andate oltre. Mi gratto il lato dell’orecchio. Probabilmente dovrei tornare a casa. Non c’è modo che oggi riesca ad arrivare al negozio. Le dirò che sto male.
Proprio mentre questi pensieri si sistemano nella mia testa, le porte ricominciano a muoversi. Mi giro e mi trovo davanti un gruppo di uomini in completo che esce dall’edificio.
Due camminano davanti, ma la mia attenzione è sul terzo, che procede dietro di loro con lo sguardo abbassato sul telefono.
È Dante Moretti.
Resto incredula. La sua receptionist stupidamente maleducata mi ha buttata fuori perché non ho un appuntamento con quell’onnipotente bastardo. Non posso credere alla mia fortuna.
Lui e i suoi uomini si dirigono verso un’auto elegante, segno di quanto in fretta potrei perdere questa fortuna se non agisco subito.
La rabbia nel vederlo muoversi come se il mondo gli appartenesse mi spinge in avanti e, senza pensare, la mia vocina lo chiama: «Salve!»
«Signor Moretti?»
«Signor Moretti!»
I due uomini si voltano per primi e mi vengono incontro, impedendomi all’istante di avvicinarmi a Dante.
«Ehi! Lasciatemi!»
Strattono il braccio, ma i completi che mi stringono non si scompongono. Provo comunque a spingermi avanti, urlando oltre le loro spalle. «Devo solo parlargli! Mi conosce!»
Uno di loro mi ricaccia indietro. «Signorina, si allontani.»
«Ho detto…» La voce mi si spezza, ma vado avanti. «…voglio solo parlargli!»
Non mi guardano nemmeno. Sono concentrati a togliermi di mezzo, a farmi sparire prima che lui se ne accorga.
Allora faccio l’unica cosa che mi resta. Ed è la cosa più stupida che abbia fatto oggi.
«Maledetto ladro!» Le parole mi esplodono fuori prima che riesca a fermarle. «Rispondimi!»
Tutto intorno a me si blocca. Le guardie si immobilizzano e alcune persone sul marciapiede rallentano solo per guardarmi mentre mi umilio.
L’attenzione mi indebolisce all’istante, ma ormai è troppo tardi per tirarmi indietro, perché Dante Moretti, l’uomo che tre anni fa ha distrutto l’azienda di mio padre, si gira lentamente verso di me.
E, all’improvviso, mi si secca la gola.
Le foto online non mi avevano preparata a questo. Neanche lontanamente. E nemmeno il ricordo di quando mi era capitato di averlo nelle vicinanze rende giustizia all’uomo che ho davanti adesso. È molto più alto di quanto ricordassi… o forse sono io che mi sento più piccola? È decisamente più largo di spalle, anche. E così bello che mi distrae al punto da farmi quasi dimenticare perché sono qui.
Quasi.
Alza una mano, fa un cenno con un dito e gli uomini che mi trattenevano mi lasciano andare all’istante. Mi libero il braccio con uno strappo, massaggiandomi il punto indolenzito dove uno di loro mi aveva affondato le dita.
Ma quando lui comincia a camminare verso di me, mi irrigidisco. Ordino alle gambe di muoversi, e loro si rifiutano, tenendomi piantata lì. Tutto il coraggio con cui ero arrivata fin qui… sparito.
Ora è vicino. E mi guarda dall’alto in basso come se fossi un insetto finito per sbaglio nel suo mondo perfetto.
E i suoi occhi, di un azzurro glaciale, freddi abbastanza da farmi rabbrividire, mi inchiodano. Vorrei scappare, ma non ci riesco. Non mentre mi guarda così.
Non dice una parola. Da come mi fissa, non capisco se nei suoi occhi ci sia riconoscimento o il vuoto più totale.
Poi, all’improvviso, la sua attenzione si sposta. E guarda oltre la mia spalla.
Il mio istinto è voltarmi, ma prima che possa muovermi le sue mani si posano con decisione sulle mie spalle. Mi tengono ferma.
Il pollice mi si aggancia sotto il mento, costringendomi ad alzare la testa. Sgrano gli occhi a quel contatto.
«Stai calma», trascina la sua voce, con un accento italiano.
«C–»
Non mi lascia finire la frase e mi schiaccia la bocca sulla mia.
Questa strada affollata di Manhattan sprofonda in un silenzio improvviso.
Il cervello mi va in corto circuito, smetto di respirare. E tutto quello che riesco a pensare è…
Oh. Merda.
Dante Moretti mi sta baciando, proprio davanti a passanti qualunque.
E, per quanto io sia stata stupida oggi, niente avrebbe potuto prepararmi a questa svolta assurda.
Ultimi capitoli
#166 Capitolo 166
Ultimo aggiornamento: 8/8/2026#165 Capitolo 165
Ultimo aggiornamento: 8/8/2026#164 Capitolo 164
Ultimo aggiornamento: 8/8/2026#163 Capitolo 163
Ultimo aggiornamento: 8/8/2026#162 Capitolo 162
Ultimo aggiornamento: 8/8/2026#161 Capitolo 161
Ultimo aggiornamento: 8/8/2026#160 Capitolo 160
Ultimo aggiornamento: 8/8/2026#159 Capitolo 159
Ultimo aggiornamento: 8/8/2026#158 Capitolo 158
Ultimo aggiornamento: 8/8/2026#157 Capitolo 157
Ultimo aggiornamento: 8/8/2026
Potrebbe piacerti 😍
L'amico di mio fratello diventa il padre del mio bambino
Il Don della Mafia Mi Supplica di Tornare da Lui
Damian le afferrò la mandibola con freddezza. «Le condizioni di Vivian sono peggiorate. L’intervento è fissato tra un mese. Non preoccuparti: ti troverò il posto migliore al cimitero e mi assicurerò che la tua famiglia non abbia mai problemi. Devi capire una cosa: se non fosse stato per il tuo cuore, non saresti mai potuta diventare mia moglie, non saresti mai potuta diventare la signora Montgomery. Hai vissuto per anni nel lusso. Adesso è il momento di restituire qualcosa.»
Persino il figlio che lei aveva cresciuto con le proprie mani le urlò contro: «Perché non muori e basta? Se muori, il tuo cuore può andare a Vivian! Io voglio Vivian come mamma!»
Elara andò in pezzi. Ma non era del tutto spezzata.
Infilò l’accordo di divorzio in mezzo a una pila di contratti che aspettavano la firma di Damian. Lui non lesse con attenzione. Firmò. E lei, finalmente, fu libera.
Elara accettò l’offerta: capo perito di gioielli, uno stipendio annuo a sette cifre. Si concesse un mese per dire addio ai cinque anni che le erano stati rubati. Si sottrasse alla vita di Damian e a quella di Caleb, poco alla volta, finché di lei non rimase più nulla.
Fino a quella notte, quando Damian guardò impotente un proiettile squarciarle la spalla e lei precipitare nelle acque gelide dell’Atlantico.
«No! Elara! Non ti è permesso morire!»
In quell’istante Damian capì finalmente: da qualche parte, nel corso di quei cinque anni, si era già innamorato di Elara. E una verità in cui aveva sempre creduto si capovolse nel momento in cui Elara se ne andò.
Si era sbagliato. In modo catastrofico. Sbagliato fin dall’inizio. Quel boss di mafia fiero, nobile e spietato venne divorato dal rimorso e giurò di passare il resto della vita a espiare — a riconquistare Elara, che aveva perso fino all’ultimo briciolo di fiducia in lui.
«Elara, ti supplico. Torna. Torna da me e da Caleb.»
«Mamma, mi dispiace. Per favore, non abbandonarmi.»
Quando Elara — ormai una figura internazionale, ammirata e adorata da innumerevoli persone — si ritrova di nuovo faccia a faccia con l’uomo che un tempo aveva amato con tutto il cuore e con il figlio che un tempo aveva desiderato la sua morte, quale scelta farà?
Come Non Innamorarsi di un Drago
Ecco perché è stato a dir poco sconcertante ricevere una lettera con il mio nome già stampato su un orario, una stanza in dormitorio che mi aspettava e corsi selezionati come se qualcuno mi conoscesse meglio di quanto mi conosca io stessa. Tutti sanno cos'è l'Accademia: è il luogo dove le streghe affinano i loro incantesimi, i mutaforma imparano a padroneggiare le loro trasformazioni e ogni genere di creatura magica impara a controllare i propri doni.
Tutti, tranne me.
Non so nemmeno cosa sono. Nessuna trasformazione, nessun trucco di magia, niente. Sono solo una ragazza circondata da gente che sa volare, evocare il fuoco o guarire con un semplice tocco. Così me ne sto seduta a lezione fingendo di essere al posto giusto, e ascolto con attenzione, sperando di cogliere un qualsiasi indizio che possa rivelarmi cosa si nasconde nel mio sangue.
L'unica persona più curiosa di me è Blake Nyvas: alto, occhi dorati e decisamente un Drago. La gente sussurra che è pericoloso, mi avvertono di stargli alla larga. Ma Blake sembra determinato a risolvere il mistero che rappresento e, in qualche modo, mi fido di lui più di chiunque altro.
Forse è un'imprudenza. Forse è pericoloso.
Ma quando tutti gli altri mi guardano come se fossi un'intrusa, Blake mi guarda come se fossi un enigma che vale la pena risolvere.
La Fuggitiva del Presidente del MC
Controllante. Violento. Ossessivo.
La notte in cui tentò di ucciderla, Rina scomparve.
Con addosso nient’altro che i vestiti che portava e un nome falso, fuggì dall’altra parte del Paese, finendo negli implacabili deserti del New Mexico. Senza un soldo e disperata, accettò un lavoro come ballerina al Devil’s Den, un famigerato strip club dove il contante è sovrano e le domande non si fanno.
Si giurò che se ne sarebbe andata non appena avesse messo da parte abbastanza soldi.
Poi Max Torres varcò quella porta.
Presidente spietato del Sons of Doom Motorcycle Club, Max aveva passato anni a costruire una fratellanza temuta in tutto il Sud-Ovest. Non mescolava gli affari con le donne, e di certo non si immischiava con le spogliarelliste.
Fino a Rina.
La splendida ballerina dagli occhi tormentati nascondeva qualcosa, e ogni istinto diceva a Max che era in pericolo. Quando l’uomo che la stava dando la caccia riuscirà finalmente a rintracciarla, scoprirà una brutale verità.
Rina Blakely può anche essere scappata da un mostro…
Ma adesso è sotto la protezione di uno ancora più pericoloso.
Il Bottino del Signore dei Draghi
Dentro la sua gelida fortezza, Natalie riceve un numero, una stanza pulita e occhi puntati addosso in ogni momento. Greta sorride mentre le spiega le regole. Kain impartisce ordini senza rabbia. Silas parla poco e mette ogni cosa alla prova. Vuole sapere perché il suo drago la voglia. Pretende ordine, silenzio e controllo.
Natalie tiene la testa bassa, nasconde la paura e usa l’unica abilità che le è rimasta: leggere il terreno, le rotte e gli uomini. Per vivere, deve piegarsi senza spezzarsi.
Sarà l’arma di Silas, la sua debolezza, o la scintilla capace di cambiare entrambi?
Avvertenza sui contenuti: BDSM leggero (squilibrio di potere, controllo, ordini, costrizione).
Come rovinare il matrimonio del tuo ex: fingere di uscire con un giocatore di hockey
Il CEO Sopra la Mia Scrivania
«Lo so che ne ha bisogno.»
«E se non volesse questo tipo di protezione?»
«La vorrà», dico, abbassando appena la voce. «Perché ha bisogno di un uomo capace di darle il mondo.»
«E se il mondo bruciasse?»
La mia mano si stringe, impercettibilmente, sulla vita di Violet.
«Allora gliene costruirò uno nuovo», rispondo. «Anche se per farlo dovessi dare fuoco io stesso al vecchio.»
Io non lavoro per Rowan Ashcroft.
Lavoro sotto di lui.
Dalla mia scrivania decido chi ottiene accesso al CEO più spietato della città e chi non supera mai la hall. Gestisco il suo tempo, il suo silenzio, i suoi nemici. Tengo in moto il suo mondo mentre il mio, in silenzio, crolla sotto il peso di bollette non pagate, una madre rinchiusa in riabilitazione e un fratello sparito senza un addio.
Rowan Ashcroft è potere avvolto in un abito su misura.
Freddo. Intoccabile. Spietato.
Non flirta. Non sorride. Non vede le persone: vede soltanto l’utilità.
E per molto tempo io sono stata soltanto utile.
Finché non ha cominciato a guardarmi.
All’inizio è appena una sfumatura, quel cambiamento nella sua attenzione. Una pausa un secondo di troppo. Uno sguardo che indugia. Ordini che mi trascinano più vicino invece di respingermi. L’uomo che incombe sopra la mia scrivania comincia a controllare più del mio calendario, e capisco troppo tardi che essere notata da Rowan Ashcroft è molto più pericoloso che essere ignorata.
Perché uomini come lui non bramano affetto.
Bravano possesso.
Doveva essere un lavoro.
Non una prova dei miei limiti.
Non una lenta, deliberata discesa dentro la sua autorità.
Ma se Rowan Ashcroft decide che io debba stare sotto la sua scrivania, così sia.
La sopravvivenza ha un prezzo, e alle bollette non importa come le pago.
DA DEBOLE OMEGA A LUNA
Sento la sua mano scivolare dietro la mia schiena. Con facilità, sgancia il gancio del mio indumento intimo, continuando a posare baci leggeri come piume sulla mia pelle, accarezzandomi con il suo respiro morbido. Quello che succede dopo è una notte di passione indimenticabile.
Quando i genitori di Stacy se ne vanno senza lasciare traccia e non tornano mai più, la lasciano nelle mani crudeli dell'Alfa e dei membri del suo branco, che traggono piacere nel picchiarla e chiamarla un'Omega debole e inutile.
Tuttavia, un giorno, Stacy incontra il suo compagno. È sorpresa di scoprire che il suo compagno è un Alfa, cosa che la lascia perplessa. Non riesce a credere che il suo compagno sia un Alfa mentre lei è un'Omega, per di più debole?
Legati dal Destino: La Redenzione del Re Licantropo
"Quale trucco?" gli chiesi, e lui si alzò.
Poi prese un coltello. Mi aveva salvato solo per potermi uccidere?
Non era abbastanza lasciarmi per morta?
Mi aveva lasciato morire in quella foresta dopo che l'avevo liberato, e ora questo.
Poi si tagliò lentamente la mano, e improvvisamente urlai dal dolore e lo guardai.
Proprio dove si era tagliato la mano, sulla sua mano sinistra, avevo anche io la stessa ferita.
Che diavolo?
Com'è possibile che si sia tagliato e io abbia la stessa ferita?
"Questo trucco, ci hai legati insieme, stupida strega," disse, il viso rosso di rabbia.
"No, non l'ho fatto, non ha senso," dissi, e i suoi occhi iniziarono a cambiare colore.
"Sistema tutto ora, o ucciderò l'intero tuo coven. Non ho passato secoli a cercare un modo per diventare immortale solo perché una stupida strega mi facesse uccidere," disse, e io mi bloccai.
Se siamo legati insieme, allora, dato che io sono mortale, tecnicamente anche lui è mortale.
Se muoio io, allora muore anche lui; come è potuto succedere?
Non ho fatto niente; che diavolo?
Ops! Ho mandato un sext al mio capo a Capodanno
«Sei fuori di testa! Io non ti ho mai voluto!» ringhiai tra i denti, odiando quanto suonassi debole. Odiando come, all’improvviso, le braccia non avessero più la forza di respingerlo.
E come ci fosse una parte di me che lo voleva davvero, nonostante tutto.
«Continua a negarlo», mormorò, gli occhi che si facevano più scuri. «Mi viene solo più voglia di piegarti sulla mia scrivania e scoparti via quell’atteggiamento.»
Quando l’assistente esecutiva Alice Rhodes mandò un messaggio sexy al suo capo arrogante e insopportabile, Theodore Linden-Hawthorne, durante la festa di Capodanno dell’azienda, la sua vita si capovolse completamente.
Perse tutto: il fidanzato, la famiglia e la sua migliore amica, tutto per un unico, imbarazzante errore. E, come se non bastasse, Theodore sembrava incapace di starle lontano, e Alice fu inorridita nel rendersi conto che quel sentimento, lentamente, stava iniziando a diventare reciproco.
Ma quell’attrazione tra loro aveva un prezzo. Alice e Theodore venivano da due mondi completamente diversi. Il loro desiderio era proibito e guardato con disapprovazione da chiunque li circondasse. Il loro amore sarebbe sopravvissuto a ex assetati di vendetta, scandali succosi, segreti nascosti e sorprese inaspettate?
La Notte Prima di Conoscerlo
Due giorni dopo, mi sono presentata al mio stage e l'ho trovato seduto dietro la scrivania dell'amministratore delegato.
Ora porto il caffè all'uomo che mi ha fatto gemere, e lui si comporta come se fossi io quella che ha passato il segno.
Tutto è iniziato con una sfida. Ed è finito con l'unico uomo che lei non avrebbe mai dovuto desiderare.
June Alexander non aveva programmato di andare a letto con uno sconosciuto. Ma la sera in cui festeggia l'aver ottenuto lo stage dei suoi sogni, una sfida audace la spinge tra le braccia di un uomo misterioso. Lui è intenso, riservato e indimenticabile.
Lei credeva che non l'avrebbe mai più rivisto.
Finché non mette piede in ufficio il primo giorno di lavoro...
E scopre che è il suo nuovo capo.
Il CEO.
Ora June deve lavorare alle dipendenze dell'uomo con cui ha condiviso una notte di follia. Hermes Grande è potente, freddo e assolutamente intoccabile. Ma la tensione tra loro non accenna a svanire.
Più si avvicinano, più diventa difficile proteggere il proprio cuore e i loro segreti.
Peccato Adottivo
È tutto ciò che ho sempre desiderato...
Finché tutti i miei sogni non mi crollano addosso.
Mio “fratello” mi odia.
Non è più lo stesso ragazzo che ha lasciato casa nostra diretto verso la grandezza. Non vuole avere niente a che fare con me e mi tratta peggio della sua peggior nemica.
Finché non lo vedo con una ragazza.
E all’improvviso non mi sembra più mio fratello.
Sembra il bell’atleta da cui tutte le ragazze del campus sbavano.
È sbagliato.
Non dovrei guardarlo in quel modo.
E lui non dovrebbe toccarmi come se fosse pronto a divorarmi.
È mio fratello.
O forse no?
I confini si confondono e la terra sotto i miei piedi trema tra desiderio e peccato.
Segreti sussurrati su pelle febbrile, baci proibiti rubati negli angoli bui.
Ma non basta mai.
Ne voglio di più.












