Un Affare Sovrano

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Sophie_RS · In corso · 121.7k Parole

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Introduzione

Kristian, Principe Ereditario di Svezia, vive sotto il peso delle aspettative reali, ogni sua mossa un passo calcolato per preservare l'immagine impeccabile della monarchia. Luca, figlio ribelle della progressista Prima Ministra italiana, prospera in un mondo di passione e arte, ben lontano dal palcoscenico politico di sua madre.

I loro mondi si scontrano a Stoccolma, durante un forum internazionale dei giovani per l'ambiente, dove tra accesi dibattiti e ideali condivisi scocca una scintilla. Ma mentre il loro legame si approfondisce, crescono anche le sfide: un fidanzamento reale combinato, uno zio intrigante e il bagliore spietato dei riflettori mondiali.

Quando dovere e desiderio entrano in conflitto, potranno due giovani uomini agli antipodi tra tradizione e riforma trovare un modo per sfidare il destino? O sarà il loro amore il sacrificio che le loro nazioni esigono?

Capitolo 1

KRISTIAN

«Dimmi, storebror, hai per caso un palo d’acciaio incastrato tra le vertebre al posto della spina dorsale?»

Alzo lo sguardo verso lo specchio, verso il riflesso di mia sorella minore, che mi rivolge un sorriso malizioso. È sdraiata sul mio letto e scalcia pigramente in aria, come se non avesse la minima preoccupazione al mondo.

So già che me ne pentirò, ma le do corda e chiedo: «Cosa vuoi dire?»

Lei fa spallucce. «Stai sempre seduto così dritto. La tua postura è impeccabile, non può essere naturale.»

Alzo gli occhi al cielo e torno allo schermo del portatile. «Sarebbe naturale anche per te, se solo prestassi attenzione durante le lezioni di etichetta.»

Lei sbuffa, un suono che non dovrebbe certo uscire dalla bocca della principessa di Svezia. «La mia spina dorsale mi piace flessibile, grazie tante.»

Alzo di nuovo gli occhi al cielo. «Se non ti dispiace, Elise, sto cercando di lavorare al mio discorso.»

Lei si lascia andare a un lamento plateale e si alza dal letto. Si trascina verso di me e io reprimo l'impulso di fare una smorfia. A vederla così, senza conoscerla, sarebbe più probabile darle qualche corona per pietà che portarle il rispetto dovuto a una principessa.

Anche adesso, dopo aver liquidato le sue ancelle come fa ogni mattina, ha i lunghi ricci biondi tutti arruffati e spettinati sulle spalle. Oggi fa un po' freddo, quindi indossa una felpa con il cappuccio assurdamente grande che le arriva a metà coscia e dei leggings neri con dei veri e propri buchi su entrambe le ginocchia.

Ho chiesto a Elise di stare alla larga da nostra madre in giornate come questa, perché quella povera donna ha già il peso di un'intera nazione sulle spalle; non ha bisogno anche della pressione alta che le fa venire la figlia minore.

Mia sorella mi cinge le braccia attorno alla sedia della scrivania e si affloscia in avanti, appoggiando il mento sulla mia testa. Poi comincia a leggere: «La Svezia, come nazione, si impegna a compiere passi avanti verso la sostenibilità ambientale, ma sappiamo che le soluzioni che cerchiamo non possono essere raggiunte da soli. Richiedono collaborazione, innovazione e, soprattutto, la volontà collettiva di giovani come… ughhhhh.» Elise si lamenta in modo esagerato e io sospiro.

«Che c'è adesso?»

«È una noia,» dice. «È così noioso, storebror. Mi sto addormentando in piedi.»

Chiudo il portatile. «Nessuno ti ha chiesto di leggerlo. Anzi, puoi andartene e lasciarmi in pace. Devo concentrarmi.»

«È l'unica cosa che fai: concentrarti, concentrarti, concentrarti.» Si sposta da dietro di me e, mettendosi di fronte, salta sulla mia scrivania.

Il suo gesto mi fa trasalire, ma non dico nulla, ormai abituato alla sua tipica mancanza di riguardo per… be', per tutto.

«Il Forum Internazionale dei Giovani per l'Ambiente si terrà tra poco più di una settimana, Elise. Lo stiamo organizzando da mesi e…»

«Stiamo?» mi interrompe con una risatina sprezzante. «Ci saranno, che so, una decina di ONG e organizzazioni internazionali.» Inclina la testa di lato. «Tu quale rappresenti, Prinsen?»

Le lancio un'occhiataccia. «Rappresento il governo svedese, Prinsessan. In qualità di Principe ereditario, sono praticamente a capo del forum, lo sai benissimo.»

Lei fa un sorrisetto, con gli occhi che le brillano. «Oh, lo so. È che adoro prenderti in giro.»

Sospiro, riaprendo il portatile. «Vattene, Elise.»

Lei alza gli occhi al cielo. «Ti rendi conto che se non venissi a trovarti ogni giorno, non avresti alcuna fonte di luce o di gioia nella tua vita?»

«Oh no,» rispondo impassibile. «Come avrò fatto a sopravvivere prima che tu nascessi?»

Lei fa spallucce. «Chi lo sa. Devono essere stati i tre anni peggiori della tua vita.»

Alzo gli occhi al cielo.

«Oh, Prins Kristian,» sospira lei, sporgendosi per accarezzarmi i capelli con affetto. «Lev lite!»

Arriccio il naso. «“Vivi un po’”? Sul serio?»

«Che c’è? Di certo non si può dire che tu viva.»

«E cosa starei facendo adesso?»

«Esistendo! E a malapena.» Si sporge in avanti. «Quand’è stata l’ultima volta che sei uscito dal palazzo?»

«Ieri.»

Lei sbuffa. «Per andare alla sede del forum, circondato da venti guardie e assistenti. Non è quello che intendevo.»

Guardo mia sorella: la mia selvaggia, indomabile sorella. «Cosa intendi?»

«Intendo in città.» La sua voce assume una nota sognante mentre si appoggia sulle mani e sorride. «Stoccolma è meravigliosa d’estate, specialmente di notte. Potresti andare a Södermalm, è un posto magnifico. La musica, il panorama, la gente…»

«E tu come fai a sapere tutte queste cose?»

Elise sorride e mi fa l’occhiolino.

Gemo. «Elise…»

«Hai presente l’ala ovest dove c’è stato l’incendio l’anno scorso?»

Sollevo un sopracciglio. «Sì?»

«Beh, i montacarichi funzionano ancora. Se ne prendi uno, ti porta giù alle vecchie cucine della servitù. La porta sul retro dà verso il cancello posteriore, dove nessuno ti vedrà uscire. Potresti prendere la macchina, se vuoi, e potrebbero esserci o non esserci delle biciclette lì vicino.» Muove le sopracciglia, e i suoi occhi azzurri brillano di allegria.

«Non puoi essere seria.»

Lei fa spallucce e apre la zip della felpa, rivelando una maglia grigia a maniche lunghe.

«Solo per una notte, Prins Eremita. Hai solo ventun anni e hai già accumulato più ore di lavoro della maggior parte degli uomini di mezza età nel mondo aziendale. Hai lavorato tutto il giorno, vai a vedere come si divertono i tuoi coetanei.»

«Nessuno dei miei coetanei è il Principe Ereditario di Svezia.»

Annuisce. «E stanno molto meglio di te.»

Sbuffo. «Vattene, Elise.»

Lei salta giù dalla scrivania e mi lancia la felpa. «Dubito che tu abbia dei vestiti che non urlino “reale” da un chilometro.»

E prima di lasciare la mia stanza, si china, mi dà un bacio sulla guancia e sussurra: «Lev lite, storebror.»

Quando la porta si chiude alle sue spalle, sospiro, passandomi una mano sul viso. Mi volto di nuovo verso il portatile, sforzandomi di concentrarmi sul discorso.

Rileggo le parole che ho già scritto, cercando di ritrovare la concentrazione, ma una vocina in fondo alla mente, che assomiglia terribilmente a quella di mia sorella, si lamenta: «Noioso, noioso, noioso!»

Gemo, annotando mentalmente di vietare per sempre a Elise l’ingresso nella mia stanza.

All’improvviso la sedia mi sembra scomoda, lo schermo del portatile troppo luminoso, e sento uno strano, irrefrenabile bisogno di lasciarmi andare.

Abbasso lo sguardo sulla felpa che ho in grembo. Elise ha ragione: tra tutti i vestiti del mio immenso guardaroba, non ce n’è nemmeno uno che mi farebbe passare inosservato per le strade di Stoccolma.

Una città in cui ho vissuto tutta la vita e che non ho mai visitato senza guardie o assistenti, tanto meno di notte.

Mi chiedo come sarebbe. Cosa vede Elise quando esce di nascosto?

«Non farlo, Kristian,» borbotto tra me e me.

Un rintocco risuona per il palazzo: le otto.

Stringo la felpa spessa mentre lo schermo del portatile si spegne per inattività.

«Resta seduto e finisci il discorso,» sussurro, anche se mi sto già alzando.

Solo per una notte, mi sussurra la voce di Elise. Sarà divertente.

«Spero proprio che ne valga la pena,» mormoro mentre mi infilo la felpa di mia sorella e mi dirigo verso l’ala ovest del palazzo.


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