I Ribelli che si sono fatti Ribelli

I Ribelli che si sono fatti Ribelli

Stinas Pen · Completato · 204.9k Parole

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Introduzione

LIBRO DUE DELLA SERIE LUCIANNE PAW: I canaglie che si sono fatte canaglie

Uno degli alleati più fidati di Re Alexandar e della Regina Lucianne, l’Alpha Tate del Branco del Sangue Bianco, è stato legato da un vincolo a una lupa rossa di nome Margaret.

Il problema? Margaret è una canaglia. E non una canaglia da poco, ma la leader di un branco di canaglie sopravvissuto a spedizioni di sterminio contro i canaglie. Nonostante la sua notorietà, Tate desidera comunque dare una possibilità al loro legame. Ma Margaret, in passato, aveva già conosciuto una terribile delusione e un tradimento sul fronte del vincolo con il compagno.

Ora si rifiuta di cedere agli istinti ingenui e primordiali della sua lupa, come aveva fatto un tempo. Non farebbe che spezzarle il cuore e rovinarle la vita.

Anche se Margaret cedesse, Tate potrebbe davvero fidarsi di lei? In fin dei conti, è una canaglia, e i canaglie rappresentano un rischio per la sicurezza del Regno e per il suo stesso branco.

Come se non bastasse che Tate sia legato a una compagna sospetta, Xandar e Lucianne si trovano ad affrontare nuove minacce provenienti da una specie di cui lycan e lupi mannari non sentivano più parlare dalla dichiarazione di tregua di quasi 204 anni fa: i vampiri, i cui villaggi vengono invasi da intrusi che hanno lasciato odori di lycan e lupi mannari. La gravità della situazione li porta entrambi alla conclusione che devono rivolgersi a qualcuno per chiedere aiuto, qualcuno che non molto tempo prima avevano rinchiuso, e che a sua volta custodiva dei segreti.


LIBRO UNO: La Gamma rifiutata cinque volte e il Re dei Lycan

Dopo essere stata rifiutata da 5 compagni, la Gamma Lucianne supplicò la Dea della Luna di risparmiarle qualunque ulteriore vincolo.

Con suo grande disappunto, viene legata per la sesta volta. E, cosa ancora peggiore, il compagno che le tocca per questa sesta occasione è la creatura più potente che governa su tutti i lupi mannari e i lycan: lo stesso Re dei Lycan.

È certa, più che certa, che prima o poi arriverà un rifiuto, anche se spera che accada il prima possibile.

Re Alexandar era al settimo cielo all’idea di incontrare la compagna a lui destinata e non riusciva a ringraziare abbastanza la loro Dea per avergli donato qualcuno di tanto perfetto. Tuttavia, si rende presto conto che quel dono è riluttante ad accettarlo e fin troppo disposto a spezzare il loro legame. Cerca di entrare in sintonia con lei, ma lei sembra così lontana. È disperato dal desiderio di essere intimo con lei, ma lei pare restia ad aprirsi. Cerca di dirle che è disposto a impegnarsi con lei per il resto della sua vita, ma lei non sembra credergli. La implora di dargli una possibilità: una possibilità di conoscerla; una possibilità di dimostrarle che lui è diverso; e una possibilità di amarla.

Capitolo 1

Quando il sole stava calando al crepuscolo, Alpha Tate correva tra i boschi nel suo lupo dal pelo marrone, insieme al lupo nero di Beta Mannon e al lupo grigio di Xiera. Avevano scorto alcuni rogue e li stavano braccando. Quella spedizione di caccia ai rogue durava già da otto mesi, eppure lui e tutti gli altri dubitavano di aver catturato fino all’ultimo furfante presente nel Regno di Mondeideal.

La maggior parte dei lupi era stanca e spazientita. Per quanto ancora avrebbero dovuto andare avanti così? Quando dicevano che là fuori ce n’erano ancora centinaia, di quali centinaia parlavano, esattamente? Era estenuante. E la necessità costante di restare all’erta era ancora il motivo per cui alcuni capi di branchi più piccoli continuavano a vivere nell’ansia, nonostante i tanti rogue già messi al sicuro dietro le sbarre in territorio dei lycan.

Tate era probabilmente l’unico a cui non dispiaceva continuare la caccia. Oltre agli affari del branco, dare la caccia ai rogue lo teneva occupato, impedendo alla mente di scivolare, senza volerlo, verso Lucianne, che ormai era la Regina dei Lycan. Gli era servita ogni briciola di forza per porgere al Re e alla Regina dei Lycan le sue congratulazioni nel giorno delle loro nozze. Il modo in cui lei si illuminava e arrossiva ogni volta che il Re le stava accanto mostrava quanto fosse felice con lui, quanto si sentisse a proprio agio quando lui era nella stanza. Tate non aveva mai visto Lucianne così con nessun altro.

Anche se non gli fosse stato ordinato di non intromettersi in quella relazione, non l’avrebbe fatto. Lucianne aveva già sopportato troppo per la sua età. Meritava di essere felice, anche se questo significava stare con qualcun altro. Per quanto la volesse come sua Luna, aveva accettato che non fosse più una possibilità.

Andare avanti non era stato facile per Tate, ma col tempo era possibile: tempo lontano da lei. L’angoscia tormentosa che gli serrava il petto quando doveva fare i conti con l’idea di Lucianne insieme a qualcuno che non fosse lui, lentamente, molto lentamente, era diventata un dolore sopportabile. Col passare del tempo, quel dolore si era ridotto a un semplice fastidio. Le mancava ancora, ma le emozioni legate alla perdita si erano attenuate parecchio negli ultimi mesi. I membri del suo branco erano stati una buona fonte di incoraggiamento e conforto, facendo sembrare quel voltare pagina una fase della vita, invece che una fine.

Mentre Tate schivava rami e ceppi, i rogue entrarono sempre più nel campo visivo. Due erano neri e uno era rosso, rosso vino. I lupi rossi erano estremamente rari, e si credeva che si fossero estinti generazioni prima. Tate non ne aveva mai visto uno. I lupi rossi erano chiaroveggenti e, a seconda della maturità e della stabilità psicologica, potevano essere molto precisi o del tutto imprecisi nel predire il futuro. In passato, alcune delle loro capacità precognitive si erano rivelate talmente inaffidabili che i loro stessi clienti li avevano fatti sgozzare per via di predizioni sbagliate.

Tate cercò di non lasciarsi distrarre da ciò che stava vedendo e si concentrò sulla cattura dei rogue. Con un ululato autorevole verso il cielo, scattò in avanti e si lanciò, tagliando loro la strada e impedendo che corressero oltre. I rogue si fermarono di colpo, guaendo: un chiaro grido di misericordia.

Tate tornò alla forma umana e disse: «Per ordine del re e della regina, io, Alpha Tate del White Blood Pack, vi dichiaro tutti in arresto. Mi seguirete fino a White Blood, dove vi terremo in custodia finché le autorità non verranno a prendervi. Qualsiasi tentativo di fuga giustifica un’esecuzione immediata. Chiaro?»

I rogue continuarono a guaire e annuirono a qualunque cosa Tate avesse appena detto. Anche Mannon e Xiera tornarono alla forma umana. Presero degli asciugamani dalle loro borse a tracolla e li gettarono addosso ai rogue, poi fissarono in fretta un bracciale d’argento attorno all’arto anteriore, costringendoli a tornare umani.

I due lupi neri erano maschi, mentre il lupo rosso era una femmina che sembrava particolarmente minuta, persino più piccola di Lucianne quando era in forma di lupo. Non poteva avere più di quindici anni. I suoi occhi color palissandro amplificavano la paura mentre guardava gli amici con sgomento.

Anche i maschi sembravano terrorizzati. Avranno avuto al massimo poco più di vent’anni. Non appena i rogue si furono coperti bene con gli asciugamani, Tate e i suoi lupi li scortarono di nuovo a White Blood, prima che qualcuno di loro potesse elaborare un piano furbo per fuggire. Sperava davvero che non ci provassero. Le cose sarebbero diventate soltanto più sporche e sanguinose.

Per fortuna di tutti, tornarono a White Blood senza alcun problema, e Mannon e Xiera li rinchiusero nel sotterraneo.

Sotto la doccia, i pensieri di Tate corsero all’improvviso ai vagabondi. C’era qualcosa di diverso in quel gruppo, soprattutto in quel lupo che sembrava una bambina. Era davvero una bambina, o era solo nata minuta e non dimostrava la sua età? Nessuno dei vagabondi catturati fino ad allora era un minorenne. Non poteva esserlo, vero?

Poi c’era il loro atteggiamento. La maggior parte dei vagabondi, quando viene messa all’angolo, diventa sulla difensiva e brutale. E chi potrebbe biasimarli? L’istinto animale in tutti loro, quando arrivano i guai, è reagire difendendosi con ferocia. Ma quei tre, quel giorno, non lo erano stati. Non avevano nemmeno provato ad attaccare.

La ragazza tornò a insinuarsi nella mente di Tate. Perché continuava a pensarci? Perfino il suo animale sentiva che non avrebbero dovuto spingersi troppo oltre con quel lupo rosso in particolare, ma perché? Lupo rosso o no, era una vagabonda. Che cosa la rendeva diversa dalle altre? Perché provava quel bisogno di… proteggerla?

Per mettersi l’animo in pace, decise di andare a vedere i tre che avevano catturato quel giorno. Dopo essersi infilato una maglia blu e un paio di pantaloncini neri, l’Alpha si incamminò verso il luogo in cui tenevano i vagabondi prigionieri. I due guerrieri all’ingresso del sotterraneo lo salutarono con un sorriso, e lui ricambiò il gesto passando oltre.

Quando entrò, le guardie accesero le luci. Toby, il Gamma di White Blood, aveva avuto ragione a rimettere a nuovo il sotterraneo per renderlo meno inquietante e più igienico. Alcuni dei vagabondi catturati in passato si erano mostrati così terrorizzati all’idea di essere presi, da giurare sulla Dea mille e una volta che non avrebbero mai tentato la fuga (e avevano mantenuto la parola). Toby sosteneva che non tutti i vagabondi avessero bisogno di essere intimiditi o spaventati più di quanto non lo fossero già.

L’illuminazione sistemata rendeva l’ambiente più chiaro, e il pavimento cementato da tre mesi, insieme ai gabinetti installati di recente, era un’alternativa decisamente migliore, dal punto di vista dell’igiene, rispetto al terreno nudo di prima. Almeno adesso avevano un posto decente dove svuotare l’intestino.

Tate percorse il corridoio familiare fino alla zona dove tenevano i prigionieri. Li sistemavano all’estremità più lontana del sotterraneo, così, se mai avessero provato a scappare, ci avrebbero messo più tempo.

Ai vagabondi erano stati dati abiti di ricambio e celle separate. Tate si fermò davanti alla prima cella per osservare uno dei due uomini catturati. Una cicatrice guarita gli correva lungo la gamba destra e i suoi occhi nerissimi erano fissi sul pavimento, come in trance.

Tate passò alla seconda cella. L’uomo dai capelli color rame incrociò lo sguardo di Tate per un istante, poi distolse gli occhi.

Infine l’Alpha arrivò all’ultima cella, dove era rinchiusa la lupa. Era seduta sul letto a castello, con le ginocchia strette al petto e la schiena premuta contro il muro. I capelli lisci e castani le arrivavano fin sotto la schiena e le coprivano gran parte del viso. Perché qualcuno di così giovane era una vagabonda? L’istinto del lupo di Tate si allarmò. Lui, da Alpha, era duro e severo, ma come ogni combattente degno, con i bambini era misericordioso e paziente. Tate sapeva di non poterla lasciare lì per la notte e poi spedirla nel territorio dei lycan, a finire insieme agli altri criminali.

«Quanti anni hai?» chiese, dopo aver valutato che cosa fare.

I suoi occhi color palissandro si accesero di ferocia quando sputò: «Non sono affari tuoi!» Non era la risposta tipica che ci si aspetterebbe da un lupo che meno di un’ora prima piagnucolava e supplicava.

L’Alpha ci riprovò, stavolta eguagliando la sua ostilità. «Hai ragione. Niente di quello che succederà a te e ai tuoi amici è affar mio. Ho chiesto solo perché è più umano essere più indulgenti con i minorenni. Ma se preferisci subire un giro di frustate prima che i lycan vengano a prendervi tutti e tre domani, accomodati pure.»

Le frustate, naturalmente, erano una bugia. Anche gli uomini nelle altre due celle lo sentirono e ci credettero, diventando ancora più spaventati di quanto non fossero già. Tate si voltò dalla parte opposta, fingendo di andarsene, quando arrivò la sua vocina: «Tredici.»

Lui chiese: «Sono tuoi fratelli?» Ne dubitava. Non si somigliavano per niente.

«No.»

«Amici?»

«Più o meno.»

«Che vuol dire?»

«Corriamo insieme.»

«Da dove?»

Lei evitò lo sguardo di Tate e serrò le labbra. Tate pensò che non avrebbe aggiunto altro, finché non arrivò la risposta, in un sussurro triste e solo: «Da dappertutto.»

Dopo un altro momento di silenzio, Tate mormorò: «Va bene.»

Lo sguardo gli si velò mentre si collegava mentalmente a Lucianne, che ormai aveva formato legami mentali permanenti con ogni capo branco, in quanto loro regina.

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