
L'Alleanza Arrogante del Miliardario
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Introduzione
Lui alzò di scatto la testa, il viso impassibile e gelido. «Signorina…»
«Lima», completai io, dato che mi guardava come se gli stessi facendo perdere tempo.
«Allora, come posso aiutarla, signorina Lima? Non abbiamo tutto il giorno e io ho un'azienda da mandare avanti», mi disse seccamente.
«Okay, vorrei parlarle di mia sorella. Sa qualcosa della sua scomparsa?», gli chiesi, fissandolo in volto.
La temperatura nella stanza sembrò precipitare; la tensione si tagliava col coltello. Noah si appoggiò allo schienale della sedia, scrutandomi con intensità. «E per quale motivo dovrei sapere qualcosa di sua sorella o della sua scomparsa?»
Feci un respiro profondo, chiudendo gli occhi. «Perché lei è l'ultima persona ad averla vista».
Ansiosa di ritrovare la sorella scomparsa, Anna incontra per caso Noah Wilder, un uomo misterioso che le offre una grande opportunità. Ma sarà un aiuto concreto o un vicolo cieco? Man mano che indagano, scoprono una verità sconvolgente: i loro destini sono più legati che mai. Uniti da un obiettivo comune, Noah e Anna devono percorrere una strada insidiosa, piena di segreti, mentre affrontano i propri demoni. La verità mostra una doppia faccia, ma alla fine rivela una realtà sconcertante. Il sangue ti rende parente, ma è la lealtà che crea la famiglia. Immergiti in una storia di suspense, dove ogni parola nasconde qualcosa e il confine tra alleato e avversario si fa sempre più labile.
Capitolo 1
CAPITOLO 1
IL PUNTO DI VISTA DI ANNA
Mentre il sole tramontava su una strada polverosa del Messico, ero in cucina con Alma, la mia sorella gemella, quando sentimmo i primi spari e, subito dopo, le sirene. Quella era la nostra vita in Messico: l'aria era carica di tensione.
«Alma, hermana, ho tanta paura» sussurrai, con un filo di voce.
Alma mi prese le mani e le strinse forte. La sua paura era evidente nei suoi occhi, ma non so come facesse a mantenere la calma. «Lo so, Anna, ma dobbiamo farci forza a vicenda».
I nostri genitori entrarono nella stanza, la preoccupazione e la stanchezza palesi sui loro volti. Papà si sedette su una poltrona in salotto. «Ogni giorno temo che questa violenza possa raggiungerci».
Mi si strinse il cuore nel vedere la paura negli occhi dei miei genitori. Sapevo che avrebbero fatto qualsiasi cosa per tenerci al sicuro.
«E se ce ne andassimo dal Messico per ricominciare da qualche parte, in un posto nuovo e sicuro?» propose mamma, guardandoci tutti in faccia.
Ci scambiammo uno sguardo stanco, il peso di quella decisione sospeso sulle nostre teste. Alla fine papà parlò e tutti lo ascoltammo.
«Non avrei mai pensato di dirlo, ma dobbiamo andarcene e ricominciare in America. Lì avremo maggiori opportunità».
Mamma annuì, i suoi occhi che brillavano di una nuova speranza. «Dobbiamo farlo, per dare alla nostra famiglia la possibilità di un nuovo inizio».
Sentii nascere in me la speranza. Forse, solo forse, c'era una via d'uscita da quell'incubo che minacciava di oscurare le nostre vite.
Le settimane successive furono un turbinio di attività mentre ci preparavamo a partire per l'America. Stipammo tutte le nostre cose nelle valigie, pronti a dire addio alla casa che avevamo sempre conosciuto.
Mentre eravamo nell'ingresso della nostra casa in Messico, fui invasa dalla tristezza. Dovevamo farlo, ma il Messico avrebbe sempre avuto un posto speciale nel mio cuore.
«Stiamo facendo la cosa giusta, Anna» mi disse Alma per rassicurarmi. «Dobbiamo crederci».
Annuii. La mia famiglia, ci saremmo aiutati a vicenda per superare questa prova e questo cambiamento. Non potevamo fare nulla per ciò che accadeva in Messico, ma potevamo ricominciare da capo in America.
Lasciare il Messico fu la cosa più dolce e amara che avessi mai fatto in vita mia, ma la sicurezza della mia famiglia veniva prima di tutto.
Ore dopo, attraversammo il confine con l'America. Alma mi guardò e sorrise, un sorriso rassicurante. «Andrà tutto bene, sorellina».
Guardai fuori dal finestrino le file di edifici identici, con il cuore pieno di attesa per le nuove avventure che ci aspettavano. Quella era la nostra occasione per ricominciare, dopo aver vissuto la violenza e le morti in Messico.
Quando entrammo nel parcheggio, mi si strinse lo stomaco vedendo il quartiere. Mi chiesi come ci saremmo ambientati e come ci avrebbero trattato i vicini. Ci avrebbero accettati?
Mamma si voltò verso di noi con un sorriso confortante. «Hija, faremo di questo posto casa nostra in men che non si dica, te lo prometto».
Con rinnovata determinazione, scaricammo le nostre cose dalla macchina e le portammo nel nostro nuovo appartamento in America. C'era odore di vernice fresca, di nuovi inizi, mentre trasportavamo la nostra roba dentro.
«Ce la faremo, ragazze, state tranquille» disse papà portando dentro i bagagli.
Io e Alma annuimmo all'unisono mentre davamo un'occhiata alle stanze, scegliendo quelle che sarebbero diventate le nostre. Quello era l'inizio della nostra nuova vita ed eravamo decise a farla funzionare, a qualunque costo.
Nei giorni successivi, cominciammo ad abituarci alla nostra nuova vita. Iniziammo a familiarizzare con lo stile di vita degli americani. Ci mettemmo a esplorare il quartiere e a cercare di fare amicizia; dopotutto, non era così male.
«È tutto così diverso qui, sorellina» dissi mentre passeggiavamo per il quartiere. Era un posto bellissimo e tranquillo.
«A me piace un sacco» rispose Alma, sorridendomi.
I nostri genitori trovarono lavoro in fretta. Papà era uno chef e non ci mise molto. Gli orari erano lunghi, ma era un lavoro che gli dava soddisfazione. Nonostante le sfide che avremmo dovuto affrontare, sapevo che ce l'avremmo fatta. Io e mia sorella dovevamo solo trovarci un impiego, dato che ormai eravamo adulte.
Ogni sera, riuniti attorno al tavolo per cena, le nostre conversazioni erano piene di risate e di avventure legate al nuovo ambiente americano. Era tutto un altro mondo rispetto a quello che avevamo vissuto in Messico, e ne ero grata.
«Credo che abbiamo preso la decisione giusta a venire qui» disse papà, mangiando.
«Sì, è vero. E sono felice che la nostra famiglia sia al sicuro» aggiunse mamma.
«Mamma, papà, vorremmo cercarci un lavoro» disse Alma bevendo un sorso d'acqua.
«Sì, vogliamo essere indipendenti, non pesare sempre su di voi per ogni cosa» aggiunsi, guardando i nostri genitori.
«Va bene, basta che troviate dei lavori che sapete fare» ci disse la mamma.
«Certo. So che appena succederà, comincerete a cercare un appartamento per andarvene di casa» ci disse papà.
«Papà, lo sai che dovremo farlo, ormai siamo grandi» gli risposi sorridendo.
«Appoggerò e accetterò le vostre decisioni» aggiunse anche la mamma.
Ci scambiammo uno sguardo d'intesa con i nostri genitori; i loro occhi brillavano d'orgoglio mentre ci guardavano. «Siamo una famiglia, affrontiamo tutto insieme, qualunque cosa accada» ci disse papà, con la voce colma d'amore e d'affetto per noi.
Cenammo tutti insieme, scambiandoci i racconti della giornata. Parlammo di tutto questo nel comfort e nel calore della nostra nuova casa, qui in America. Sapevo che, qualunque cosa fosse successa, avrei avuto il sostegno della mia famiglia. Finita la cena, aiutammo la mamma a riordinare la cucina e a lavare i piatti. Salii in camera mia e cominciai a cercare lavoro online, qualcosa che fossi in grado di fare. Avevo sempre avuto la passione per i dolci e il sogno di lavorare in una pasticceria, e qui in America l'avrei realizzato. Alma entrò nella mia stanza e ci mettemmo a parlare.
«Sorellina, che stai facendo di preciso?» mi chiese Alma, sedendosi sul mio letto.
«Cerco lavoro, dovresti farlo anche tu» le dissi, mentre guardavo un'offerta che avevo visto online.
«Lo so, ma ho già qualcosa in mente. Te ne parlerò quando sarà il momento» mi assicurò.
«D'accordo, se lo dici tu. Mi fido, sorellina» risposi, spegnendo il telefono per darle tutta la mia attenzione.
«Godiamoci al massimo il tempo che abbiamo adesso, prima di essere così immerse nel lavoro da non avere più tempo per divertirci» mi disse.
«Ok, cosa hai in mente?» le chiesi, stando al suo gioco.
«Fidati di me. Lo scoprirai domani» disse Alma, sorridendo.
Discutemmo un po' e la nostra conversazione divenne divertente in men che non si dica. Andai a letto subito dopo che Alma lasciò la stanza. L'America ci offriva la sicurezza e la stabilità che non avevamo mai avuto in Messico, e ne ero felice.
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