Il Bad Boy è Totalmente Off Limits

Il Bad Boy è Totalmente Off Limits

inaolajiemmanuella · Completato · 247.5k Parole

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Introduzione

«Olivia non deve mai scoprirlo», sussurro con la voce tremante.

«Rilassati, gattina selvatica», mormora Dylan contro la mia bocca. «Io non vado a raccontare in giro chi bacio.»

Olivia Sterling è la mia migliore amica da quando eravamo bambine. Mi ha dato una sola regola: stare alla larga da suo fratello maggiore.

Dylan Sterling è tutto ciò che dovrei evitare. Arrogante. Pericoloso. Il tipo di ragazzo che spezza i cuori per divertimento. Lo sapevo bene già prima della notte in cui l’ho baciato.

Adesso ci vediamo di nascosto alle spalle di Olivia. Studiare a casa sua si trasforma in attimi rubati in stanze vuote. Un bacio segreto diventa qualcosa di molto più difficile da tenere sotto controllo.

La parte peggiore è che dovrei sentirmi in colpa. Invece, credo che potrei starmi innamorando di lui.

Ma se Olivia scopre la verità su di noi, potrei perdere l’amicizia più importante della mia vita.

Quindi la vera domanda è semplice.

Per quanto tempo riusciremo a mantenere questo segreto prima che tutto vada in pezzi?

Capitolo 1

Punto di vista di Emma

Sono davanti a casa del mio ragazzo.

Ho le mani infilate a fondo nelle tasche della felpa, anche se la notte non è poi così fredda. Il cuore mi batte così forte che mi sembra che tutta la strada silenziosa possa sentirlo.

È un’idea stupida.

O forse è la cosa più coraggiosa che abbia mai fatto.

Alzo lo sguardo verso la casa familiare, con la luce del portico che brilla tenue contro il buio. Mason, a inizio settimana, ha accennato che i suoi genitori sarebbero stati fuori città per tre giorni. L’ha detto con noncuranza, mentre uscivamo da scuola, come se non significasse niente.

Eppure mi è rimasto in testa.

Tre giorni da soli.

Tre giorni in cui nessuno ci avrebbe interrotti.

Deglutisco e abbasso gli occhi sul telefono. Ci sono tre messaggi non letti di mia madre.

«Sei arrivata a casa di Olivia senza problemi?»

«Non fare troppo tardi a studiare.»

«Saluta Olivia da parte mia.»

Un senso di colpa tagliente mi si avvita nello stomaco.

Ho mentito. Ho detto ai miei che avrei dormito da Olivia, così avremmo potuto studiare insieme per gli esami finali. Mia madre non ha esitato neanche un secondo prima di dire di sì. Si fida di me. Si è sempre fidata.

E Olivia mi avrebbe coperta, se gliel’avessi chiesto. Solo che Olivia non lo sa nemmeno, di questa cosa.

Stringo il telefono tra le dita.

La bugia vale la pena.

Almeno, è quello che mi ripeto da tutta la settimana.

Mason ultimamente è frustrato. Ogni volta che iniziamo a baciarci, l’atmosfera si tende quando lo fermo prima che vada oltre. All’inizio era paziente. Persino dolce. Ma, di recente, la sua pazienza ha cominciato a consumarsi.

La settimana scorsa ha sospirato e ha detto: «Emma, stiamo insieme da quasi un anno. Che cosa stai aspettando?»

Non sapevo come rispondere. Tutti gli altri sembrano così a loro agio. Le ragazze a scuola parlano di perdere la verginità come se fosse solo un altro venerdì sera. Olivia scherza sulle scopate come se non fossero niente.

Io invece mi sento come se fossi rimasta indietro. Come se quella strana fossi io.

Mason non è un cattivo ragazzo. È divertente, affascinante quando vuole, e quando mi sorride mi si ribalta lo stomaco nel modo più bello.

È il mio ragazzo. E, prima o poi, fidanzati e fidanzate queste cose dovrebbero farle.

Così, stasera ho deciso di smetterla di pensarci troppo.

Stasera ho deciso di renderlo felice.

Faccio un respiro profondo e salgo i gradini dell’ingresso prima di potermi pentire.

La porta è socchiusa. Mi blocca.

Per un secondo mi chiedo se abbia sbagliato casa, ma no. Questa è decisamente casa di Mason. La vernice blu familiare sulla porta, la piccola crepa nella ringhiera che suo padre continua a dire che sistemerà.

Forse si è dimenticato di chiuderla.

Spingo piano la porta e entro.

«Mason?» chiamo a bassa voce, ma non risponde nessuno.

La casa è buia, tranne per una luce fioca al piano di sopra.

Un sorrisetto mi tira le labbra.

Perfetto. Se è in camera sua, questa sorpresa funzionerà ancora meglio di quanto avessi previsto.

Le mie sneakers non fanno quasi rumore mentre attraverso il soggiorno. Il cuore ricomincia a correre quando arrivo alle scale. Afferro la ringhiera e salgo in silenzio, immaginando la sua faccia quando entrerò.

Sorpresa.

Forse riderà e mi tirerà in un abbraccio. Forse mi bacerà e mi chiederà che cosa ci faccio lì. Forse stasera, finalmente, tra noi tornerà tutto normale.

A metà del corridoio sento qualcosa.

Un suono.

Mi fermo.

All’inizio è troppo lieve per riconoscerlo. Solo rumori soffusi che arrivano da dietro la porta della camera di Mason. Poi lo sento di nuovo. È un gemito basso, ansimante.

Mi si gela lo stomaco.

No.

Resto lì impietrita, a fissare la porta chiusa come se potesse, da un momento all’altro, darmi una spiegazione. Forse mi sto immaginando tutto. Forse sta guardando qualcosa sul portatile.

Ma dalla porta arriva un altro suono. Più nitido, stavolta. Un altro gemito, molto più acuto.

Le dita cominciano a tremarmi. Piano, mi avvicino alla porta. Ogni passo pesa più del precedente. Come se il mio corpo sapesse già qualcosa che la mia mente si rifiuta di accettare.

La porta è socchiusa. Basta una piccola spinta per rivelare una scena che mi ferma il mondo.

Mason è sul letto e non è solo.

La ragazza sotto di lui ansima e, quando mi vede sulla soglia, si tira su la coperta di scatto. Mason gira la testa, e la sua espressione passa dalla sorpresa all’irritazione in meno di un secondo.

«Emma?» dice secco. «Che diavolo ci fai qui?»

Quelle parole mi tolgono il fiato.

«Che ci faccio qui?» La mia voce esce sottile, tremante. «E tu che cosa ci fai?»

La ragazza si precipita giù dal letto, afferra i vestiti e mi sfreccia accanto senza dire una parola.

Nessuno dei due la guarda andare via.

Tutta la mia attenzione è su Mason.

Si passa una mano tra i capelli, come se questa fosse l’interruzione più fastidiosa della sua serata.

«Non dovevi venire qui» borbotta.

Lo fisso.

«Sono venuta per farti una sorpresa.»

«Già, be’» dice piatto, «missione compiuta.»

Il petto mi si stringe. «Mi stai tradendo, Mason.»

Alza gli occhi al cielo. «Oh mio Dio, Emma, non cominciare.»

«Non cominciare?» La voce mi si spezza. «Ti ho appena beccato con un’altra!»

«E quindi?» sbotta. «È da mesi che ti comporti come una suora. Che cosa ti aspettavi?»

Quelle parole fanno più male di uno schiaffo.

«Sono venuta qui stasera perché ero pronta» dico piano.

Lui aggrotta la fronte.

«Ho mentito ai miei genitori» continuo, con la gola in fiamme. «Gli ho detto che dormivo da Olivia. Sono venuta perché volevo sorprenderti. Pensavo… pensavo che magari, se finalmente smettevo di essere così strana su tutto, noi potevamo…»

Non riesco a finire la frase.

Mason mi guarda per un secondo.

Poi ride. Quel suono mi frantuma qualcosa nel petto. «Dici sul serio?» fa.

Le mani mi si chiudono a pugno. «Certo che dico sul serio!»

«Oh, be’, allora direi che ho fatto una bella cazzata, eh?» Scuote la testa come se tutta la situazione fosse ridicola.

«Sai qual è la parte più divertente?» continua. «Questa storia non doveva nemmeno durare così tanto.»

Il cuore mi salta un battito.

«Che cosa vuoi dire?»

Lui scrolla le spalle.

«Olivia scherzava dicendo che ti serviva un ragazzo per vivere l’esperienza completa del liceo o una roba del genere. È diventata una sfida. Io ho pensato: perché no?»

La stanza gira.

«Una sfida?» sussurro.

«All’inizio era una cosa innocua» continua con noncuranza. «Poi ho capito che sei anche piuttosto utile.»

Ogni parola mi arriva addosso come un pugno.

«Mi hai fatto passare tipo tre materie» aggiunge. «Tutti quei compiti, i progetti, le risposte ai test. Sinceramente, senza di te probabilmente sarei stato bocciato.»

Lo fisso, ricordando ogni notte passata a spiegargli i compiti. Ogni volta che l’ho lasciato copiare durante una verifica. Ogni volta che credevo di aiutare il mio ragazzo.

«Mi hai usata» dico.

«Rilassati» sbuffa. «Non è una cosa così profonda.»

«Non è una cosa così profonda?» Qualcosa dentro di me, finalmente, si spezza. «Va’ all’inferno, Mason!» urlo. «Spero che quel tuo cazzo stupido smetta di funzionare e che tu cominci a sanguinare ogni volta che provi a tirarlo su!»

Mi giro e esco dalla stanza prima che possa dire un’altra parola.

L’aria fredda della notte mi schiaffeggia il viso appena metto piede fuori da casa sua. Non mi accorgo di stare piangendo finché non sento il sapore del sale sulle labbra.

Come hanno potuto farmi questo… tutti e due… in una sola notte?

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