La relazione di vendetta che mi ha offerto il marito della mia migliore amica
40.9k Visualizzazioni · In corso · Nayko Ayasame
«È ancora lei.» Tre parole.
Fu tutto ciò che bastò perché il mondo che avevo costruito con cura negli ultimi cinque anni si sbriciolasse in polvere ai miei piedi. Zane non ebbe nemmeno la decenza di distogliere lo sguardo mentre lo diceva.
Per vent’anni ero stata la terza incomoda. L’ombra affidabile del sole abbagliante di Jovienne. Avevo seppellito i miei sentimenti per Zane così in profondità da quasi dimenticare che esistessero, e mi ero permessa di riportarli alla luce e confessarli solo dopo che Jovi aveva lasciato il Paese e gli aveva spezzato il cuore.
Avevamo costruito una vita. Un matrimonio.
Avevo creduto davvero, nel mio cuore sciocco e pieno di speranza, che fosse il mio lieto fine.
Ora Jovienne era tornata, e l’illusione era svanita. L’amore della mia vita mi vedeva soltanto come un premio di consolazione.
Mentre il mio mondo crollava, l’ultima persona da cui mi sarei aspettata conforto era suo marito: un uomo freddo e impeccabile quanto potente.
Vance scorgeva nei miei occhi lo stesso tradimento che vedeva in quelli di sua moglie.
Chinandosi verso di me, con la voce ridotta a un sussurro pericoloso, propose l’impensabile: «Loro vivono nel passato. Siamo la vendetta l’uno dell’altra. Che ne dici, Nerissa?»
Avrei dovuto evitarlo a ogni costo. Era un gioco capace di bruciare fino alle fondamenta i nostri mondi già in frantumi.
Eppure, quando incrociai i suoi occhi e vi vidi riflesso lo stesso tradimento crudo e umiliante che mi lacerava, la risposta che mi si fermò sulle labbra non fu «no».
Fu una domanda terribile, elettrizzante. «Che cosa» sussurrai, con una voce più ferma di quanto mi sentissi, «avevi in mente?»
Fu tutto ciò che bastò perché il mondo che avevo costruito con cura negli ultimi cinque anni si sbriciolasse in polvere ai miei piedi. Zane non ebbe nemmeno la decenza di distogliere lo sguardo mentre lo diceva.
Per vent’anni ero stata la terza incomoda. L’ombra affidabile del sole abbagliante di Jovienne. Avevo seppellito i miei sentimenti per Zane così in profondità da quasi dimenticare che esistessero, e mi ero permessa di riportarli alla luce e confessarli solo dopo che Jovi aveva lasciato il Paese e gli aveva spezzato il cuore.
Avevamo costruito una vita. Un matrimonio.
Avevo creduto davvero, nel mio cuore sciocco e pieno di speranza, che fosse il mio lieto fine.
Ora Jovienne era tornata, e l’illusione era svanita. L’amore della mia vita mi vedeva soltanto come un premio di consolazione.
Mentre il mio mondo crollava, l’ultima persona da cui mi sarei aspettata conforto era suo marito: un uomo freddo e impeccabile quanto potente.
Vance scorgeva nei miei occhi lo stesso tradimento che vedeva in quelli di sua moglie.
Chinandosi verso di me, con la voce ridotta a un sussurro pericoloso, propose l’impensabile: «Loro vivono nel passato. Siamo la vendetta l’uno dell’altra. Che ne dici, Nerissa?»
Avrei dovuto evitarlo a ogni costo. Era un gioco capace di bruciare fino alle fondamenta i nostri mondi già in frantumi.
Eppure, quando incrociai i suoi occhi e vi vidi riflesso lo stesso tradimento crudo e umiliante che mi lacerava, la risposta che mi si fermò sulle labbra non fu «no».
Fu una domanda terribile, elettrizzante. «Che cosa» sussurrai, con una voce più ferma di quanto mi sentissi, «avevi in mente?»


















































