
L'Alfa Possessivo
Emma Taylor · Completato · 225.8k Parole
Introduzione
Cosa accadrà quando il passato di Elle tornerà finalmente a bussare alla sua porta? Riuscirà a combattere la crescente attrazione che prova per Damon, il suo nemico numero uno? O cederà al desiderio che la consuma?
Capitolo 1
Il punto di vista di Elle
12 anni
Le vivide luci al neon mi strappano lentamente all'abisso oscuro del nulla in cui sono rimasta intrappolata per la Dea solo sa quanto tempo. Apro gli occhi piano, per lasciare che si abituino alla luminosità della stanza bianca. Uno spazio ristretto che puzza come se venisse inondato di candeggina ogni giorno. Cinque diversi macchinari sono disposti nella stanza, collocati in punti strategici che ne sottolineano l'importanza.
Guardandomi intorno, noto tre figure in piedi ai margini della stanza; bisbigliano tra loro, senza essersi ancora accorti che mi sono svegliata. Cerco di concentrarmi su ciò che dicono, ma non riesco a decifrare le parole. Tuttavia, riesco a percepire il potere che emana dall'uomo imponente e dalla bellissima donna bionda al suo fianco.
«Guarda, Charles, è sveglia» dice la donna di mezza età all'uomo alla sua destra. La sua voce è melodiosa, come il canto di un angelo, ed è rassicurante. L'ho già sentita, ma non ricordo dove. Senza alcuna esitazione, so di potermi fidare di lei e dell'uomo che le sta accanto.
Mentre si avvicinano, riesco finalmente a cogliere il loro odore, e insieme al loro arriva una leggerissima scia di sandalo ed eucalipto. Mi fa venire l'acquolina in bocca, ma capisco che quel profumo non proviene da nessuno dei presenti nella stanza. A chi appartiene?
«Ciao, Elle» dice l'uomo più anziano nella stanza. Immagino sia un medico, a giudicare dall'uniforme. «Mi chiamo Dottor Gibbs; come ti senti oggi?» chiede, dimostrando la sua gentilezza con un tono delicato.
«Ho sete» gracchio, con la gola che gratta e fa male. Mi chiedo da quanto tempo io sia priva di sensi in questo ospedale. Cos'è successo? Dove sono? E perché non riesco a ricordare nulla a parte il mio nome, che conosco solo perché me l'ha detto l'uomo che ho di fronte?
La donna bionda, di cui non ho ancora scoperto il nome, corre a prendermi un bicchiere d'acqua e si affretta a tornare per porgermelo. Lo sguardo di Charles non mi ha abbandonato un istante da quando si è avvicinato; mi osserva con un interesse tale da rendermi nervosa per la sua intensità.
«Smettila, Charles» dice la donna, dandogli uno scappellotto scherzoso sul braccio. «Spaventerai quella povera ragazza» conclude, prima di guardarmi con un sorriso che mi fa sentire subito di nuovo a mio agio.
«Siete i miei genitori?» chiedo, ma capisco dalle espressioni rattristate sui loro volti che non è così. Cavolo, non ci somigliamo nemmeno. Sono entrambi due schianti biondi con gli occhi azzurri. Non ricordo di che colore siano i miei occhi, ma vedo che i miei capelli sono rossi da come mi ricadono oltre le spalle, fin sul petto.
«No, cara» risponde la donna bionda, parlando ancora una volta a nome di entrambi. O almeno presumo che siano una coppia, visto il modo possessivo in cui lui le tiene un braccio attorno alle spalle.
«Noi siamo l'Alpha Charles e la Luna Olivia del Branco della Luna Nuova. Ti ricordi di essere un licantropo, vero?» chiede con cautela, preoccupata di aver rivelato troppo e troppo presto.
«Sì» rispondo dopo aver riflettuto un attimo, cercando di rammentare ciò che so di me stessa. «So di essere un licantropo. So che il mio colore preferito è il verde e che la mia serie TV preferita è Una mamma per amica. So che mi piacciono i peperoncini sulla pizza al salame piccante.»
«Bene» interviene il dottore con un sorriso. «E cosa non sai?» chiede, mentre afferra la cartella clinica, penna alla mano, per prendere altri appunti sulle mie condizioni.
«Chi sono i miei genitori, da quale branco provengo, quanti anni compio al mio compleanno o qualsiasi altra cosa importante che mi dica chi sono.» Sospiro, iniziando a sentirmi sconfitta quando non riesco proprio a richiamare questi dettagli. La mia memoria è un vuoto nebbioso. «Come facevate a sapere il mio nome?» chiedo loro, scettica sulle loro intenzioni.
«Abbiamo trovato questo addosso a te», dice per la prima volta l'uomo burbero, porgendomi un piccolo portafoglio blu con la chiusura in velcro. Aprendolo, trovo una tessera della biblioteca con la foto di una ragazzina preadolescente sul davanti. La ragazza ha i capelli rossi, della mia stessa tonalità, occhi verde brillante, labbra piene e rosee e un nasino a patata con lentiggini spruzzate sul naso e sugli zigomi. Il nome "Elle Davidson" è stampato sotto.
«Cos'è successo al mio branco?» chiedo, spostando lo sguardo tra i tre adulti in piedi davanti a me, scrutando le loro espressioni in cerca di qualsiasi indizio possano lasciarsi sfuggire. La donna chiamata Luna Olivia mi afferra la mano, stringendola in modo rassicurante.
«Mi dispiace, cara», sospira lei, con una tristezza densa nella voce. «Ma l'Alpha Charles e io siamo arrivati troppo tardi, e tu sei stata l'unica sopravvissuta che siamo riusciti a raggiungere prima che i Rogue distruggessero il posto.»
«Oh», dico, mentre il mio corpo viene sopraffatto dal dolore per una comunità di persone che non ricordo; ma chiunque fossero, io ero una di loro, e ora non ci sono più. Facendo un respiro profondo per calmare i nervi, guardo gli adulti davanti a me, non volendo che mi vedano debole o spaventata, anche se è esattamente così che mi sento. «Cosa mi succederà adesso?»
«Beh», dice Luna Olivia, guardando l'Alpha Charles con un sorriso, «speravamo che venissi a casa con noi. Speriamo che tu sia d'accordo. Abbiamo un figlio più o meno della tua età che potrà mostrarti il branco e presentarti alle persone. Abbiamo provato a contattare eventuali membri sopravvissuti del tuo vecchio branco, ma non siamo riusciti a rintracciare nessuno nelle due settimane in cui sei stata qui.»
Non sono sicura se sia la decisione più saggia andare con l'Alpha e la Luna — due sconosciuti — nel loro branco. Guardo il dottore in cerca di rassicurazione e, per fortuna, interviene con la sua opinione sulla coppia. «Capisco che tu possa essere nervosa all'idea di andare con l'Alpha e la Luna nel loro branco, ma posso prometterti che sono leader gentili e giusti che ti offriranno una casa amorevole e stabile.»
Guardando l'Alpha e la Luna mentre valuto le parole del dottore, decido infine che non ho altra scelta se non seguire questi due nel loro territorio. Senza genitori che si facciano avanti per reclamarmi, con l'amnesia e il fatto di essere una ragazza adolescente, non accettare la loro offerta sarebbe un'idea stupida.
«Va bene, verrò con voi.» Il mio consenso fa squittire di gioia Luna Olivia, che mi avvolge le braccia in un abbraccio rassicurante. «Amerai il Branco della Luna Nuova», mi dice. Ma tutto ciò che riesco a chiedermi è se lo stesso profumo di eucalipto e sandalo che ancora aleggia sui suoi vestiti sarà presente anche nel suo branco.
Dopo essere stata dimessa dall'ospedale umano, l'Alpha Charles e Luna Olivia mi accompagnano al SUV nero. Hanno accostato alla rotonda dell'ingresso così da potermi caricare in auto più agevolmente, senza doverci preoccupare di riportare indietro la sedia a rotelle una volta finito di usarla.
Salendo sul sedile posteriore, appoggio la testa contro il vetro fresco, lasciando che la radio mi culli in un sonno tranquillo mentre il SUV romba in avanti verso il mio nuovo branco e la mia nuova casa. «Elle, cara, svegliati», arriva il dolce richiamo della voce di Luna Olivia mentre cerca di tirarmi fuori dal mio torpore.
L'Alpha Charles parcheggia davanti a un'enorme villa a quattro piani, con due ali che si diramano dal corpo centrale; dalla pura mole dell'edificio intuisco subito che ci troviamo davanti alla casa del branco. Mi chiedo quanti membri possano entrare in questa costruzione gigantesca e dove sarà la mia stanza in tutto questo.
Apro la portiera posteriore e scendo, posando i piedi sul vialetto lastricato, debolmente illuminato nella notte dalle lampade solari che lo costeggiano. La casa è di mattoni, con splendide siepi e fiori che ne adornano la facciata. Alla Luna devono piacere molto i fiori, a giudicare dai tanti che sono piantati davanti all'ingresso.
«Vieni, cara», dice la Luna Olivia, impaziente che io salga i gradini per unirmi all'Alpha e a lei all'interno della loro casa. Facendo un ultimo respiro profondo per calmarmi, li seguo mentre salgono le scale verso la villa. Non appena i miei piedi varcano la soglia, vengo travolta dal profumo più delizioso che abbia mai sentito. L'odore è così potente da farmi tremare le ginocchia e girare la testa.
Lo stesso profumo rassicurante che avevo avvertito sulla Luna Olivia e sull'Alpha Charles permea ogni spazio libero nell'aria. Ogni oncia di controllo che possiedo nel mio corpo di preadolescente sta combattendo contro i miei istinti primordiali, che mi spingono a cercare la fonte di quell'aroma. Appartiene forse al figlio di cui mi hanno parlato? Come farò a vivere qui con questo odore delizioso che mi chiama costantemente?
«Nostro figlio Damon ci aspetta nell'ufficio dell'Alpha», dice la Luna Olivia afferrandomi la mano; mi riporta alla realtà, impedendomi di annusare ogni angolo della casa finché non avessi trovato la fonte della fragranza che mi sta incendiando i sensi.
Non appena entriamo nell'ufficio di medie dimensioni, vengo investita in pieno volto da quel profumo irresistibile che ha invaso i miei pensieri fin da quando l'ho sentito per la prima volta sull'Alpha e sulla Luna, ore fa. Se pensavo che quell'odore delizioso fosse un tormento, nulla avrebbe potuto prepararmi alla bellezza del ragazzo che si trova nella stanza.
Dall'altra parte della stanza c'è un adolescente simile a un dio, forse di un anno più grande di me. È alto, con i capelli biondi, il mix perfetto del biondo dei suoi genitori. I suoi occhi azzurri sono così penetranti che giurerei mi stia fulminando fin dentro l'anima. Noto le sue pupille dilatarsi, la mascella contrarsi e i pugni stringersi mentre mi fissa con rabbia. È evidente dal suo atteggiamento che non gli piaccio, il che ha senso, visto che non ci siamo ancora detti nulla.
«Figliolo», dice l'Alpha Charles con quel suo tono ruvido e autoritario, «questa è Elle; resterà con noi a tempo indeterminato».
«Perché?» schernisce il ragazzo, mentre i suoi occhi percorrono il mio corpo con la stessa intensità mostrata da suo padre poco prima, facendomi avvampare sotto il suo esame.
«Il suo branco ha subito un terribile attacco da parte dei randagi», spiega la Luna Olivia a suo figlio, con un'espressione triste sul volto. «Elle è una dei sopravvissuti e non ricorda molto del suo branco. Io e tuo padre eravamo nelle vicinanze quando è successo. Dato che l'abbiamo salvata noi, ci sentiamo responsabili per lei finché non le tornerà la memoria e non si troverà un parente in vita».
«Qual è il suo rango?» continua a chiedere Damon, con gli occhi scuri e tempestosi per il fastidio mentre mi fulmina dall'altra parte della stanza, mandandomi brividi di paura ed eccitazione.
«Omega», aggiunge suo padre con calma, chiaramente per nulla preoccupato di avere un lupo di rango inferiore in casa. Lo stesso non si può dire di suo figlio, che diventa rosso come un pomodoro dalla rabbia.
«Dici sul serio? Ti puoi fidare di lei?» esige sapere Damon, e la sua domanda mi fa sbuffare mentre alzo gli occhi al cielo. Non può essere serio, vero?
«Cosa c'è di così divertente?» ringhia Damon mentre avanza furtivo verso di me, come un predatore con la sua preda.
«Oh, niente», dico alzando le spalle, con un'espressione annoiata dipinta in volto mentre osservo lo sporco sotto le mie unghie. «Solo che non mi aspettavo che un grande e grosso Alpha avesse paura di una debole Omega adolescente», pronuncio l'ultima parte guardandolo dritto negli occhi.
«TU, PICCOLA...» inizia a urlare Damon; i suoi occhi diventano neri e le narici si dilatano mentre la rabbia infuria nel suo corpo, l'aura che emana da lui a ondate.
«Basta!» urla l'Alpha Charles, facendoci sobbalzare; sembravamo persi nel nostro mondo per qualche minuto. «Damon, chiederai scusa a Elle mentre le mostri la stanza al secondo piano. Il vecchio piano del Gamma. Ora andate!» dice, sembrando esasperato mentre si massaggia la radice del naso, cercando di mantenere la calma.
«Bene», brontola Damon in risposta, prima di girare sui tacchi e lasciare la stanza, aspettandosi che lo segua. Mi accodo a lui silenziosamente mentre ci addentriamo nella villa, oltrepassando numerose stanze senza che Damon mi fornisca la minima spiegazione su cosa siano. Vedo come continua a stringere i pugni e sento il suo respiro farsi irregolare, ma non gli dico nulla a riguardo.
Dopo aver salito alcune rampe di scale e percorso un altro corridoio, Damon si ferma davanti a una porta, grugnendo: «Questa è la tua stanza». Si fa da parte per permettermi di aprire la porta e, proprio mentre sto per oltrepassare la soglia, Damon mi afferra le braccia, provocando una serie di brividi che mi corrono su e giù per tutta la lunghezza del braccio.
Damon deve averlo sentito anche lui, a giudicare dalla rapidità con cui mi lascia il braccio e si allontana da me. Ma questo non ferma il ringhio mentre si china verso il mio viso, il suo fiato caldo che mi investe la faccia.
«Ascolta bene, piccola orfanella. Questo è il mio branco; farai come dico io. Ti rivolgerai a me solo come Alpha Damon; NON siamo amici. Farai quello che dico quando lo dico. Non proverai a fare amicizia con i miei amici. E non indosserai MAI più vestiti come questi. Né a scuola né a casa», ringhia mentre i suoi occhi scrutano il mio corpo, indicando la gonna, la canottiera e le Converse che indosso. «Non abbiamo bisogno di un'altra sgualdrina del branco, capito?»
«Sì», sospiro, sapendo già che renderà la mia vita un inferno personale all'interno di questo branco, e sto iniziando a pentirmi di aver accettato di venire qui con l'Alpha e la Luna. Come possono essere persone così adorabili e avere un incubo del genere come erede? Non ha alcun senso.
«Sì, cosa?» ringhia Damon, chinandosi ancora più vicino al mio viso, e so che dovrei avere paura, ma qualcosa nel profondo mi dice di non temere l'Alpha arrabbiato di fronte a me.
«Sì, Alpha», borbotto, cercando con tutte le mie forze di non alzare gli occhi al cielo per la sua stupida richiesta, ma decido che è meglio evitare. Ho già fatto qualcosa per far incazzare questo Alpha adolescente in preda agli ormoni, e non ho idea del perché, ma non ho voglia di gettare benzina sul fuoco.
«Bene», dice, annuendo in segno di approvazione prima di allontanarsi pestando i piedi lungo il corridoio e salire le scale verso quella che presumo sia la sua stanza. Resto ferma, rifiutandomi di entrare in camera finché non riesco più a vederlo, prima di varcare la soglia di uno spazio che sarà casa mia a tempo indeterminato.
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